Processo a Sy, in aula uno dei carabinieri. La bidella: 'Aveva anche una pistola'
“Mi ha intimato di spostare la macchina, altrimenti avrebbe dato fuoco al bus. In una mano teneva l’accendigas, nell’altra il telefonino. Avevo paura fosse un detonatore”. E’ questa la versione dei fatti di quel terribile 20 marzo 2019, riportata dall’appuntato scelto Simone Zerbilli, della stazione di Segrate, intervenuto con altri colleghi per cercare di fermare la follia di Ousseynou Sy.
I testimoni sentiti oggi durante la terza udienza del processo hanno confermato le prime versioni rese. Era stato proprio Zerbilli, con il collega Citarella, a speronare l’autobus per fermarne la corsa, mentre dalla centrale arrivava la notizia che Sy fosse diretto all’aeroporto di Linate.
Seguendo lo zigzagare dell’autista per una decina di minuti, i carabinieri sono infiene riusciti a bloccarlo. Il bus si è incastrato tra il jersey e l’auto dei militari, “io mi sono portato verso la parte anteriore – ha proseguito Zerbilli – Sy aveva accanto a sé due bambini e mi ha detto che dovevo spostare la macchina, altrimenti avrebbe fatto saltare in aria tutto. Ho preso tempo, mentre lui ripeteva ‘lo faccio esplodere’. A quel punto ho sentito il rumore dei vetri del bus rotti e ho capito che i colleghi stavano portando in salvo i ragazzi”. Sy ha tentato di rimettere in moto l’autobus, ma senza successo.
Poi le fiamme. Ma la priorità erano gli studenti: i carabinieri li hanno contati più di una volta, per essere sicuri che ci fossero tutti. E miracolosamente stavano bene, seppur terrorizzati. Sono usciti i due professori e, per ultima, la collaboratrice scolastica. Sy è stato preso dai militari: “Diceva di averlo fatto per ‘i bambini del Mediterraneo'”.
Oltre ai carabinieri, oggi hanno reso la propria versione dei fatti anche la bidella e uno dei professori che hanno condiviso l’incubo con i 50 ragazzini. “‘Vi farò fare un bel viaggetto e da qui non scenderete più’, diceva così”. A riportare le parole di Sy la bidella Tiziana Magarini, che ha confermato che Sy “ha sempre avuto in mano un coltello con cui mi ha minacciata, obbligandomi a legare i bambini per i polsi e i due insegnanti alle porte dell’autobus. Ma quando mi sono avvicinata a lui ho visto anche una pistola e mi ha fatto capire che se non avessi obbedito avrebbe sparato. Abbiamo creduto di morire”.
Lunedì prossimo, alle 10.30, è fissata una nuova udienza, durante la quale a dare testimonianza saranno, presumibilmente, ancora gli uomini dell’Arma.
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