Cronaca

In tv il caso dell’alloggio Aler con la muffa: inquilina a processo per diffamazione

Il Comune di Crema parte civile. La polemica era scoppiata dopo il servizio su "Pomeriggio Cinque": indagata era finita anche la conduttrice, Barbara D'Urso

Barbara D'Urso in trasmissione in collegamento con Rosa
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Nel febbraio del 2022 a Crema era scoppiata una polemica sulle case Aler a causa di un servizio andato in onda nella trasmissione Mediaset “Pomeriggio Cinque”, all’epoca condotta da Barbara D’Urso. A denunciare le condizioni di un’abitazione popolare era stata Rosa Amoruso, l’inquilina, una 50enne napoletana madre di quattro figli.

La donna, collegata in diretta, si era rivolta alla trasmissione sostenendo di vivere circondata da muffa e umidità, con infiltrazioni d’acqua sui pavimenti e nei mobili e fili elettrici scoperti. Per colpa dello stato di insalubrità della casa, uno dei suoi figli di quattro anni si sarebbe anche ammalato di broncopolmonite.

Alla denuncia della donna aveva risposto l’Aler Brescia-Cremona-Mantova, in qualità di gestore dell’immobile di proprietà del Comune di Crema, che, in base ai “ripetuti sopralluoghi e accertamenti effettuati dai tecnici e ai dati rilevati con idonee strumentazioni”, aveva parlato di “mistificazione della realtà” da parte dell’assegnataria dell’appartamento, che ora si trova a processo a Cremona per diffamazione.

A sporgere denuncia contro Rosa era stata l’ex sindaca di Crema Stefania BonaldiIndagata per diffamazione a mezzo stampa era finita anche la conduttrice, “per aver omesso di esercitare il dovuto controllo sulla veridicità delle dichiarazioni della residente che lamentava la completa inerzia del Comune di Crema e dell’Aler”. Le accuse alla D’Urso sono poi cadute in quanto non era stata querelata.

Alla conduttrice, Rosa aveva detto di aver inviato certificati all’Aler e al Comune. “Sono venuti a mettermi un apparecchio e hanno rilevato anche loro un’umidità pazzesca al 100%, ma non fanno niente. Mando tutti i giorni messaggi all’assessore ai Servizi sociali, al sindaco… Ma non è giusto, perchè mi devono aiutare loro. Addirittura ho inviato una mail all’Aler dicendo che l’impianto elettrico è del 1974”. Cosa risultata non vera.

Una tale rappresentazione dei fatti è esagerata ed in qualche momento falsa“, si legge nel capo di imputazione. “In particolare l’attribuzione della responsabilità di fatto all’Aler e al Comune per non aver fatto nulla, laddove c’è stata invece una presa in carico del problema e una continua interlocuzione“.

Nel processo, il Comune di Crema si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Giuseppe De Carli, mentre la Amoruso è assistita dall’avvocato Anna Maria Petralito. Il procedimento entrerà nel vivo il prossimo 5 febbraio.

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