Cronaca
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Gestione reti gas, ecco dove A2A
dismette quelle non più strategiche

Sono otto i piccoli comuni in cui la multiutility ha messo in vendita la gestione delle reti. Non sono inclusi nell'elenco i comuni di Cremona e Crema

Torna domani in consiglio comunale, con una interrogazione della Lega, la vicenda della fusione tra Lgh e A2A, messa sotto accusa dalla Corte dei Conti che sta indagando su un presunto danno erariale.
Una fusione sotto attacco da più fronti, da ultimo quello aperto dal Movimento 5 stelle a seguito della messa in vendita da parte di A2A di alcune reti del gas di comuni cremonesi, acquisite da Lgh.

Sono otto i comuni in cui A2A ha messo in vendita le reti del gas che ha in concessione, non Cremona e Crema, in gran parte collocati poco al di sotto della linea di confine con il territorio bresciano, come Ostiano, dove il Comune ha tuttora in corso un contratto di gestione in proroga, sottoscritto 17 anni fa con Asm Brescia, poi diventata A2A. Ostiano è solo un esempio, una situazione simile a quella di Gabbioneta-Binanuova, Grontardo, Pessina Cremonese (appena al di sotto della linea di confine segnata dall’Oglio), e poi Pozzaglio ed Uniti, Torre de’ Picenardi, Genivolta, Pescarolo ed Uniti.

Sono questi i contratti “non core”, per quanto riguarda il Cremonese, a cui faceva riferimento Quotidiano Energia, a proposito della decisione di A2A di metterli sul mercato. Una vendita non tanto delle reti, ma delle concessioni di gestione, dal momento che i Comuni non sono in grado di gestire in proprio servizi di pubblici utilità come il gas ed è prassi che le affidino a soggetti terzi che si fanno carico sia dei guasti che degli investimenti.

La notizia della vendita era stata ripresa dal Movimento Cinque Stelle lombardo, evidenziando il pericolo di un progressivo depauperamento del patrimonio pubblico a seguito del matrimonio Lgh-A2A.

Il caso di Ostiano tuttavia è esemplare anche per mostrare come il passaggio da un gestore all’altro sia una prassi abbastanza comune. Affidata ad Asm Brescia tramite gara nel 2004, la rete di Ostiano è in mano ad A2A; il contratto aveva durata di 16 anni ed è attualmente in proroga; il comune percepisce circa 120mila euro l’anno da questa concessione. Il gestore della rete è diverso dal soggetto che commercializza la materia prima, effetto di una delle tanti leggi sui servizi pubblici locali a rilevanza economica.

Le tariffe non sono appannaggio né del proprietario della rete, né dal gestore: sono regolate al pari di quelle elettriche, da Arera, l’ente regolatorio a cui si devono attenere anche i gestori delle reti idriche (Padania Acque ad esempio) e prossimamente, anche le reti di teleriscaldamento e dei rifiuti.

Tuttavia, la notizia di Quotidiano Energia ha suscitato una levata di scudi da parte di chi attacca anche su altri fronti (vedi esposto alla Corte dei Conti) la partnership tra Lgh e A2A. Ad esempio, oltre a M5S, anche Rifondazione Comunista: “Siamo sempre stati contrari alla vendita di quote azionarie di LGH alla multiutility A2A, perchè volevamo che i sindaci, i Consigli Comunali, mantenessero il controllo e l’indirizzo sulle nostre aziende. Per questo Rifondazione Comunista ha rotto con le maggioranze di centrosinistra che governavano e governano Crema e Cremona”, affermano i segretari Francesca Berardi e Pierluigi Bettenzoli. “Ovviamente – proseguono – non abbiamo condiviso l’operazione di fusione per incorporazione di Linea Group Holding in A2A, in contrasto con le normative che prevedono procedure di evidenza pubblica, gare, per mettere sul mercato quote azionarie di società a proprietà pubblica, degli enti locali. Ma ora accade qualcosa di ancor più grave, se si può definire così l’annessione di Lgh in A2A: ora A2A essendo quotata in borsa, avendo come missione il guadagno per gli azionisti, vuole vendere le reti del gas nella nostra provincia considerate non strategiche, non core, soltanto per fare cassa”. gbiagi

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