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Bonaldi: su Finalpia precise
responsabilità del passato che
centrodestra cerca di occultare

Le ultime vicende relative a Finalpia continuano ad agitare la politica cremasca.  Durissima la reazione del sindaco Stefania Bonaldi alle dichiarazioni dei consiglieri di centrodestra Laura Zanibelli e Sandro Di Martino. Nella lunga lettera che pubblichiamo, il primo cittadino ricorda le responsabilità di quella parte politica che per tanti anni ha governato Crema, nel determinare il progressivo allontanamento della colonia al mare dagli interessi veri dei cremaschi.

“Dopo anni di insistenze da parte della sottoscritta, si torna a parlare della Fondazione Finalpia, purtroppo con le categorie del Centrodestra cremasco, prese a prestito dalla narrativa surreale. Stavolta a esibirsi i consiglieri di minoranza Laura Zanibelli e Sandro Di Martino: molta fantasia, altrettanta confusione e completa rimozione della realtà.

“Non è la prima volta che su Finalpia esponenti politici che sarebbero tenuti alla prudenza costruiscono ipotesi fantasiose, collocando nel presente la responsabilità di dovere decidere seriamente del destino dell’ex Colonia, omettendo che il disfacimento di questo sogno, bello e valoriale della società cremasca, possiede radici profonde e anche piuttosto imbarazzanti, che affondano in quello che definirei il “trentennio nero” della nostra comunità, quando una corte di beneficiati, rigorosamente ciechi e acritici, anche quando schiere di minori sono state rovinate per sempre, adoravano idoli pericolosi, che ora gravano sulla memoria storica di molti concittadini e, perché no, anche sui bilanci pubblici.

“Per questo non fatico a capire il desiderio di alzare cortine fumogene da parte dei due consiglieri: sanno benissimo che su Finalpia esponenti prossimi a loro si sono cimentati in scelte e operazioni che ora vorrebbero sotterrare, malgrado ciò sia impossibile. Questo andava bene nel famoso trentennio, ora invece decidono i documenti, tutto è ricostruibile e le bugie non sono occultabili con i titoloni.

“Non si può giudicare Finalpia senza citare i vari passaggi attraverso i quali prima si è trasformata la colonia in un albergo di lusso. No, non si può fare, soprattutto non si possono omettere le responsabilità di aver aperto la porta a certe persone, ‘gli amici degli amici’ che qualcuno chiama in causa, di certo non amici miei. Non si può fare, senza citare le tante modifiche apportate alle convenzioni, ad esempio dall’amministrazione Bruttomesso che ridusse fortemente la fruizione, da parte dei cremaschi, della struttura. Ancora meno si può fare senza citare la gestione Icos, ossia Comunione e Liberazione, che sempre Zanibelli, pure mostrando di essere afflitta da memoria selettiva, conosce assai bene. Icos, la cui missione imprenditoriale, nel caso specifico, a volere essere benevoli ha fallito. Rovinosamente, direi.
“Dopo avere messo la colonia di Finalpia in uno stato comatoso, sottraendola all’utilizzo dei cremaschi, stravolgendo così le vere finalità sociali dell’Opera Pia, ora si permettono pure di giocare come i bambini che dopo avere rotto il giocattolo accusano il fratellino, che però a quell’ora era a scuola.

“Il Cda di Finalpia è parte lesa nella vicenda giudiziaria legata alla Confort Hotel, lo ripetiamo, e si è comportato in modo egregio, mentre non posso dire la stessa cosa del contributo di alcuni consiglieri al dibattito riguardo al futuro di Finalpia. Insieme al presidente Soffientini ho chiesto alla Politica di aprire un confronto da oltre un anno e non ci sono state reazioni. Ora arrivano queste prese di posizione scomposte, mai pervenute nelle sedi istituzionali dove si latita e pure dove, contraddittoriamente, si rivendica vengano però assunte le decisioni.

“Che io sia per l’alienazione dell’immobile e auspichi la destinazione dei proventi alla realizzazione in città di una struttura per anziani e minori, è cosa nota, detta pubblicamente e nelle sedi appropriate, non nelle sacrestie di allora, che a qualcuno sembrano mancare in modo struggente. Ma è altrettanto noto quanto la sottoscritta sia disposta a discuterne, ad accettare soluzioni che salvino bilanci, finalità, storia di quelle mura.

“Prima di indicare me, il Pd e il Cda, però, gli esponenti consiliari, sempre informati e fino al recente passato mai pubblicamente contrari a intraprendere un percorso finalizzato alla alienazione dell’immobile, nonché alla riconversione dei proventi in altra struttura in città, dovrebbero fare due chiacchiere con loro stessi e poi mettersi di fronte alla realtà, risvegliando la loro memoria: in quella troverebbero tutte le risposte, anche in termini di attribuzione di quelle responsabilità, legate al tradimento di innumerevoli sacrifici sostenuti dai cremaschi per avere un luogo dove passare del tempo spensieratamente.

“Quello che affermano i signori Zanibelli e Di Martino è surreale, persino inaudito, non si capisce come si possano annettere, con un simile pregresso, l’autorevolezza di giudicare delle eventuali decisioni che si prenderanno, per rimediare alla disinvoltura con cui è stata distrutta un’idea civilissima, quella dei soggiorni climatici a portata di tutti i ceti. Sarebbe stato più maturo e responsabile raccontare tutta la storia, liberandola dalla confusione e dalla fantasia, da ricostruzioni parziali e colpevolmente omissive.

“Basta giocare con la disinformazione per proteggere responsabilità conclamate, questi metodi sovietici qui a Crema li abbiamo abbandonati da tempo e vigileremo perché non si torni a un passato oscuro, del quale nessuno sente affatto nostalgia.
“Quello che faremo, invece – conclude Bonaldi – sarà affiancare il CdA in un percorso istituzionale di ascolto dei “portatori di interesse” nel campo della assistenza agli anziani e ai minori, coinvolgendo anche i gruppi consiliari, per arrivare presto a definire una progettualità concreta cui destinare i proventi della alienazione, con una forte vocazione sociale in linea con la missione della Fondazione e da realizzare in città a beneficio, stavolta davvero, delle cittadine e dei cittadini cremaschi”.

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