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Rapimento padre Gigi: un
confratello gli scrive una
lettera piena di speranza

Ancora silenzio sul rapimento di padre Gigi Maccalli. Nessuna novità è stata diffusa dalla Farnesina e dalle autorità del Governo del Niger riguardo il missionario cremasco rapito a Bomoanga, nel Sahel, il 17 settembre 2018.

Da allora la comunità cristiana, cremasca ma non solo, si è unità nel ricordo del religioso pregando per la sua liberazione. L’agenzia Fides ha diffuso ieri una lettera scritta da un confratello di padre Maccalli. Il testo di padre Vito Girotto è una vera e propria testimonianza di speranza e fede.

“Ciao padre Gigi, sono dieci mesi che ti aspettiamo, fiduciosi nella preghiera per la tua liberazione e di quella di altri ostaggi di cui non conosciamo il nome, sapendo che i tuoi rapitori sono pure loro tenuti in ostaggio dalla violenza organizzata e programmata per incutere terrore e farci credere che c’è un dio che li appoggia e che darà loro la ricompensa delle loro azioni”.

“Penso che tu, caro Gigi, puoi parlare con questi tuoi amici – nemici poiché conosci alcune lingue dell’amata Africa e puoi forse farli ragionare semplicemente cercando il momento favorevole e lo spunto da avvenimenti che vivi insieme a loro. Qualcuno dei tuoi rapitori ricorderà il motivo del tuo rapimento e dirà la ragione di quel gesto che ha cambiato la tua vita ed anche la loro vita perché non si può mantenere in prigione una persona innocente senza avere nel cuore una serie di domande che turbano se non c’è una risposta chiara. Ti diranno che eri un punto di riferimento a Bomoanga, e tu nella tua umiltà neppure l’immaginavi ma continuavi ad occuparti di tanti bambini ammalati perché malnutriti e di quegli altri che non avevano una scuola in cui aprire la loro mente, e tu con l’aiuto di amici hai potuto offrire loro delle aule con un tetto sicuro, dove si poteva leggere e scrivere seduti su dei veri banchi lasciando a casa i bidoni vuoti di prima.”

Padre Girotto parla di padre Gigi rivolgendosi a lui stesso, descrivendolo come un “Vero missionario creatore di comunità aperte alla Parola di Dio, che dà speranza di vita a tutti. Credo che stai pensando a quelle comunità che sono nate con il pellegrinaggio per l’annuncio, che organizzavi ad ogni ottobre missionario, e che ora non possono più continuare i corsi di alfabetizzazione, ma che continuano a pregare con l’aiuto di tanti animatori della liturgia e catechisti, che tu conosci per averli preparati con i corsi di formazione. Anch’essi si ricordano di te ogni giorno, al mattino e alla sera, con le preghiere che tu stesso avevi preparato in un libretto ben fatto nella lingua gurmancè. Ti attendono libero, per la celebrazione della Messa che è sempre stata per te occasione di incontro e di riflessione, con soluzioni che ti vedevano protagonista nella ricerca dell’acqua potabile, e nella proposta di poter offrire anche un’altra acqua che si attinge con la fede al pozzo di Gesù. Quel Gesù che ora parla loro con il tuo silenzio e li disseta con la parola e la testimonianza della tua vita.”

“Sappiamo, caro Gigi, che stai celebrando una lunga Messa, che non ti stanchi di offrire con il tuo amore a Colui che ti ha chiamato al sacerdozio, e che ti invita ed essere fermo nella prova, con una croce che a noi che ti seguiamo da lontano sembra troppo pesante. Sei bloccato nel corpo, ma non nello spirito, e certamente questa situazione di impotenza fisica ha stravolto i tuoi progetti di missione. Ma non pensare che la tua vita di ostaggio non abbia valore: lo sai bene che per Gesù l’esperienza della debolezza dell’essere inchiodato sulla croce donando tutta la sua vita, fu l’attività più efficace per la sua missione di Salvatore. Pensando a tutti questi lunghi mesi del tuo rapimento ci immaginiamo di vivere in un’agonia senza senso. Ma non è vero, perchè la tua testimonianza unisce tante persone che neppure sapevano dove trovare sulla carta geografica quel grande paese che tu ami, il Niger, e che ora pregano e sperano per la tua liberazione.”

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