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Politica, provinciali:
a destra e a sinistra
vincono tutti

Capita spesso, per non dire quasi sempre, che le elezioni le vincano tutti. Anche chi perde. Dipende dai punti di vista, si dirà. E in effetti è proprio così. Senza andare molto lontano, qualche giorno fa si sono tenute le Provinciali, anche sono stati in parecchi a non essersene accorti. Di mercoledì peraltro, giorno inconsueto per una tornata elettorale, seppur di secondo livello come è stata questa. E – come ha detto senza troppi giri di parole Giuseppe Trespidi dell’Udc, “nel totale disinteresse dei cittadini e nel disamore di sindaci e consiglieri comunali chiami alle urne”.

Sappiamo tutti quanto è fondamentale il lavoro dell’amministrazione provinciale. Edilizia scolastica e strade, solo per citare due competenze, basta e avanza per dimostralo. Ma sappiamo altresì quanto poco interessino ai cittadini le questione politiche che sottendono al ménage degli uffici provinciali. Questioni che invece interessano, eccome, ai partiti, se non altro per riflettere sugli equilibri delle forze in campo.

Ed ecco il punto da cui siamo partiti: tre liste che si confrontavano, e tutte e tre che, dai rispettivi punti di vista, han vinto. La lista del presidente Viola, che ha messo in consiglio sei esponenti. La lista Lega, Fratelli d’Italia e Civici, che ha ottenuto più voti dell’altra lista di centrodestra – in sostanza Forza Italia più Gianni Rossoni ma senza simboli di partito. Tre consigliere per lista, e tutti contenti.

Sopra tutto, il dato dei dati: il centrodestra unito ha preso 7000 voti in più del centrosinistra. E così, l’unica certezza, indiscutibile e oggettiva, è che il centrodestra, unito, avrebbe vinto. Ma il centrodestra unito sarebbe stato un altro film (che però non abbiam visto), e con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si va da nessuna parte. Specie in politica. Non c’è molto tempo per il centrodestra perché tutti tornino a parlare con tutti, se l’orizzonte da scrutare, laggiù, è quello delle amministrative di primavera. E tradurre in concreto le parole di Salini, “solo insieme si vince”, ad oggi pare un po’ complicato.

Dall’altra parte c’è il Partito democratico, che il candidato sindaco ce l’ha, Gianluca Galimberti, e appare compatto. Appare, perché – si mormora nei corridoi della politica – a sinistra sarà un proliferare di liste civiche. Tutti vogliono trovare spazio, e il Pd non può garantirlo a tutti. Eppoi, fino a prova contraria e senza deroghe, resta sempre in vigore la regola dei due mandati. Insomma da una parte c’è chi è disunito e rischia di perdere, dall’altra c’è sembra più unito di quanto non sia. Certo è che di qua o di là, a destra o a sinistra, ognuno ha le sue belle gatte da pelare.

Simone Bacchetta

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