Cronaca

Aspirarono 2.826 litri di gasolio da Telecom Italia: condannati i tre ladri

I due autori materiali erano stati beccati in flagranza di reato da un tecnico della Tim: tre anni di reclusione a un pugliese e a due napoletani

Via Bettinelli Telecom
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Avevano rubato 2.826 litri di gasolio per riscaldamento di proprietà di Telecom Italia Spa, sottraendoli dall’interno di due serbatoi della società di via Barelli a Crema dove erano entrati dopo aver tranciato la catena di un cancello secondario della struttura. Per quell’episodio, risalente al primo ottobre del 2022sono finiti a processo in tre con l’accusa di furto ai danni di un servizio pubblico: Tim SpaOltre 3.000 euro il valore del gasolio sottratto.

Oggi gli imputati, Giuseppe, 58 anni, pugliese, e i napoletani Ciro, 48 anni, e Salvatore, 45 anni, in aula assistiti dagli avvocati Davide Barbato e Fabio Galli, sono stati condannati a tre anni e 210 euro di multa. Il giudice non ha riconosciuto l’aggravante della rilevante entità del danno. Come risarcimento alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Luigi Santangelo, è stata disposta una provvisionale di 3.306 euro. 

A commettere materialmente il furto erano stati i due napoletani, sorpresi in flagranza di reato da un tecnico Tim che si era diretto verso i bidoni esterni perchè doveva smaltire dei rifiuti. “Ho visto un furgone Fiat Ducato con una scritta verde nei pressi dei serbatoi del carburante. Era sabato, non avrebbero dovuto esserci imprese che lavoravano per Tim, e mi sono insospettito. Poi ho visto due persone, una delle quali sopra le cisterne, mentre l’altra teneva un tubo collegato all’imbocco del serbatoio della società. Ero spaventato, ma ho cercato di avvicinarmi per scattare delle foto”.

I due ladri, però, si erano accorti della presenza del tecnico, ed erano fuggiti. Uno era salito sul furgone, mentre l’altro aveva raggiunto a piedi i cancelli per poi salire su un Suv scuro. Il testimone li aveva descritti: “sui 30/35 anni, uno più alto, entrambi calvi, carnagione chiara“. All’epoca, sottoposto a riconoscimento fotografico, l’uomo li aveva riconosciuti, e lo ha fatto anche in aula, indicando i due napoletani nelle foto numero 10 e 14. “Quello sopra la cisterna, quando è fuggito, ho notato che zoppicava“, aveva raccontato il testimone.

I due mezzi si erano fermati in un bar a poca distanza dalla società. Ad attendere i complici c’era il terzo imputato. I carabinieri erano arrivati alle loro identità grazie alla testimonianza del tecnico e ai video delle telecamere interne ed esterne del locale. Uno di loro, Ciro, aveva due tatuaggi ben visibili sul collo.

La scritta verde sul furgone era di un servizio di noleggio, mentre il Suv era intestato alla moglie di Salvatore, l’unico ad essere rimasto distante dalle telecamere. La polizia, però, aveva chiesto informazioni al suo Comune di residenza e la foto era molto somigliante. Le indagini, effettuate anche attraverso i controlli dei varchi cittadini, avevano quindi permesso di arrivare all’identificazione dei tre imputati che erano stati nel bar con lo stesso furgone anche due giorni prima del furto.

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