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Condanna a don Inzoli,
depositata la motivazione
della sentenza

E’ stata depositata la motivazione della sentenza di condanna di don Mauro Inzoli, il carismatico capo di CL accusato di abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità. Il 29 giugno scorso il prelato, processato con il rito abbreviato, era stato condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione.

E’ stata depositata la motivazione della sentenza di condanna di don Mauro Inzoli, 66 anni, il carismatico capo di CL accusato di abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità. Il 29 giugno scorso il prelato, processato con il rito abbreviato, era stato condannato dal gup Letizia Platè a 4 anni e 9 mesi di reclusione contro i 6 chiesti dal pm Roberto di Martino. Nel conteggio della pena era stato tenuto conto anche del risarcimento alle due parti civili e ad altre tre parti offese. A ciascuno dei cinque minori, il religioso, difeso dagli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano, aveva riconosciuto una somma di 25mila euro. Nella motivazione, il gup ha sposato la linea del procuratore di Martino, che ha contestato a don Inzoli otto episodi di violenza sessuale su minori che avrebbe commesso sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. I fatti erano accaduti tra il 2004 e il 2008. Tra le persone offese, un ragazzino all’epoca di soli 12 anni e un altro di 13. Sono gli episodi più gravi in quanto commessi ai danni di minori di 14 anni. Le altre vittime avevano tra i 14 e i 16 anni. A don Inzoli si contestava l’abuso di autorità in quanto nei periodi dei presunti abusi ricopriva i ruoli di rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca.
“La gravità del reato”, aveva sottolineato a giugno il procuratore, “si desume anche dal contesto di tutti questi episodi”. “C’è anche chi ha denunciato fatti che si sono ripetuti per anni”, aveva spiegato di Martino, che aveva parlato di ‘gravi ritardi nell’accertamento della verità” a causa del “timore nel denunciare i fatti. Gli stessi ragazzi provavano un grande imbarazzo, le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non ne parliamo, non si pensava che un personaggio così in vista potesse essere autore di questi episodi”.

Sara Pizzorni

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