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Scandalo Cev,
Comune pronto
ad autotutelarsi

“Non si esclude, all’esito delle procedure di verifica interne ed agli accertamenti disposti dalla autorità giudiziaria, la costituzione di parte civile nell’eventuale processo penale che si instauri a carico dei responsabili che hanno agito in nome e per conto del Cev e che risultino comunque contraenti del Comune medesimo”. È la risposta del sindaco, Stefania Bonaldi, all’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle e discussa nella seduta consiliare del 25 febbraio.

SCANDALO – Il caso è noto: a fine gennaio la Guardia di finanza ha arrestato 7 persone – tra cui il dirigente del Consorzio energia Veneto – con l’accusa di aver truccato gli appalti: nel mirino delle fiamme gialle sono finiti 3 bandi di gara, di cui 2 del valore di 600 milioni di euro e uno del valore di 100 milioni di euro. L’interrogazione del M5S nasceva dal fatto che Comune di Crema detiene lo 0,09 delle quote di partecipazione del Cev, a cui inoltre è stato affidata la redazione del nuovo Piano regolatore dell’illuminazione comunale.

ADESIONE – Nel rispondere ai quesiti dei 5 Stelle il sindaco ha fatto presente che per quanto concerne l’adesione del Comune al Cev (risalente al 2008), “non emergono elementi che possano far pensare ad una scelta errata da parte degli amministratori di allora o comunque ad un rapporto idoneo ad una alterazione dei rapporti contrattuali in materia”. L’adesione era motivata dall’intento “di ottenere condizioni più convenienti, agendo sul mercato con un soggetto aggregatore di più di mille comuni”.

ENERGIA – In tema di fornitura dell’energia elettrica, il Comune ha affidato il servizio – tramite Cev – alla Global Power, altra società finita del mirino delle Fiamme gialle: “Le gare – ha assicurato il sindaco – sono state effettuate con durate diverse ed hanno rispettato i vincoli, sempre più stringenti, della attuale normativa riguardante l’affidamento dei contratti, anche per quel che riguarda i riflessi di carattere finanziario. In particolare, si è proceduto, di volta in volta, alla verifica (positiva) che gli oneri finanziari e le condizioni contrattuali fossero più convenienti di quelle praticate, nello stesso periodo, in regime di convenzione CONSIP”.

PRIC – Anche per quanto concerne il Pric, “l’amministrazione, nel quadro di un deciso sistema di misure di tutela della massima trasparenza degli atti di gara, ha già formalmente richiesto all’ordine degli ingegneri di effettuare una validazione, in linea tecnica e finanziaria, degli elaborati, in modo da poter escludere che gli stessi contengano alcun elemento che, direttamente o indirettamente, possa favorire la aggiudicazione a società collegate con il CEV, alle quali, in ogni caso, ed a scopo prudenziale, sarà comunque inibita la partecipazione alla gara medesima”.

AZIONI – L’amministrazione sta operando su più fronti per “svincolare il nome del comune di Crema da situazioni di opacità”: dai contrati in essere alla possibilità di rescindere il contratto con il Cev senza penali, oltreché la convenienza delle condizioni contrattuali in essere. “L’orientamento attuale dell’Ente, in sostanza, è preordinato ad una ragionevole cautela, intesa alla rilevazione di qualsiasi fattore che possa incidere sulla integrità degli atti di gara e dei provvedimenti assunti (avendo come partner il CEV), non dimenticando, tuttavia, la iniziale affidabilità espressa dal consorzio costituito da enti locali e per gli enti locali – ha concluso il sindaco – ed al quale una possibile malversazione è stata contestata solo ora, dopo anni di attività”.

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