“Scelgo di non odiare”: il terzo e ultimo libro scritto da P. Gigi Maccalli
Un libro che nasce dal desiderio di mostrare il volto vero e distruttivo della guerra e la bellezza di un mondo di pace. Un invito al disarmo a partire da se stessi
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“Ho sentito il bisogno di raccontare, dopo avere vissuto un’esperienza di prigionia, quanto sia brutta la guerra e quanto sia bella la pace”.
Nasce da questo desiderio il terzo e ultimo libro di Pier Luigi Maccalli dal titolo “Scelgo di non odiare”.
Dopo aver raccontato la storia del sequestro in Niger, in “Catene di libertà” e, successivamente, le sue riflessioni in “Liberate la pace”, Padre Gigi, attualmente Vicepresidente Nazionale SMA, Società Missioni Africane, ha sentito la necessità di mostrare il volto vero, distruttivo, della guerra e la bellezza di una vita di pace e relazioni umane.
“Io chiamo questo libro – ha dichiarato padre Gigi – la mia enciclica dal basso; cioè comincia da me, dal mio modo di parlare, dal mio modo di vivere, dalla mia parola disarmata. Ecco bisogna fare delle scelte quotidiane che possono essere una pista alternativa ad un’altra logica, che è quella oggi troppo imperante della guerra”.
Di fronte a un mondo che corre verso il riarmo e che pensa ancora che la guerra sia la risoluzione delle controversie internazionali, padre Gigi vuole proporre una cultura alternativa.
“Cerco di portare avanti un’educazione alla pace – ha proseguito padre Gigi -. Vorrei tanto che i giovani e le scuole facessero riflessioni su come educare alla non violenza. Ci sono possibilità diverse, alternative, ecco questo è un invito a una non violenza che parte da me stesso”.
Per scrivere il suo libro si è ispirato ad un altro sacerdote, anche lui cremonese, con cui condivide la stessa fede.
“Da cremonese d’origine – ci spiega il vicepresidente Sma – mi sono ispirato, in questo libro, ad un altro nostro profeta di pace che è don Primo Mazzolari. Nel libro che ho letto, “Non uccidere” dice che, se noi prestiamo il fianco a questi discorsi di guerra, chiamandola guerra giusta, necessaria e anche legittima, continuiamo a lasciare aperto lo spiraglio a questi potenti della storia che, in qualche modo, troveranno una giustificazione per atti di guerra.
Io sono convinto, come dice anche don Primo, che la guerra vada abolita e dichiarata universalmente un crimine contro l’umanità. Non diamo appigli a chi vuole fare le guerre, alimentare odio, ma cerchiamo di contribuire a portare un mondo di fraternità, di attenzione, usando quelle cose che ci rendono più umani: il dialogo, l’accoglienza, la diplomazia. Abbiamo tante possibilità”.
“Io dico – conclude padre Gigi – in questo libro due no: non uccidere, non rispondere alla violenza. Sono come le due sponde del fiume della pace. All’interno di questi due no ci sono tanti atti e parole di pace che noi possiamo mettere per costruire questo mondo e alimentare questo fiume di pace”.