Dieci anni fa il primo ciak di “Call me by your name”: così il film di Guadagnino ha cambiato il Cremasco
Nessuno, all'epoca, poteva immaginare che quella pellicola avrebbe conquistato un Premio Oscar e trasformato il territorio in una meta di culto globale
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Maggio-Giugno 2016 / Maggio-Giugno 2026. È passato un decennio da quando il regista Luca Guadagnino, insieme a una troupe internazionale e a due giovanissimi attori, batteva il primo ciak nel nostro territorio. Nessuno, all’epoca, poteva immaginare che quella pellicola avrebbe conquistato un Premio Oscar e trasformato il Cremasco in una meta di culto globale.
Ci sono momenti in cui la storia di una città devia impercettibilmente dal suo corso ordinario per aprirsi al mondo. Per Crema, quel momento è iniziato esattamente dieci anni fa, tra il maggio e il giugno del 2016. In quelle settimane, un blindatissimo set cinematografico si muoveva tra i vicoli del nostro centro storico, la quiete di Moscazzano e le campagne circostanti. Il titolo di lavorazione era “Call me by your name” (Chiamami col tuo nome), un adattamento del romanzo di André Aciman firmato alla sceneggiatura dal colosso James Ivory e diretto da Luca Guadagnino, regista che del Cremasco aveva già fatto la sua dimora adottiva.
La lavorazione complessiva durò appena 34 giorni, ma l’impatto sul nostro territorio è destinato a rimanere eterno. Oggi, a un decennio di distanza da quel tuffo collettivo negli anni Ottanta, celebriamo l’anniversario di un’opera d’arte che ha ridefinito l’identità turistica e culturale della nostra città.
Chi frequentava il centro storico in quel giugno del 2016 ricorderà sicuramente lo stupore e, inizialmente, qualche inevitabile mugugno per le modifiche alla viabilità. Ma la magia del cinema spense subito ogni polemica. Per qualche giorno, Piazza Duomo fu letteralmente strappata al ventunesimo secolo e ricatapultata nel 1983: comparvero auto e ciclomotori d’epoca, insegne storiche, le cabine telefoniche, le storiche strisce pedonali gialle e il plateatico del bar allestito rigorosamente con gli arredi vintage dell’epoca.
In quel tavolino, in centro, sedevano due allora quasi sconosciuti attori: Armie Hammer nei panni del carismatico Oliver e un giovanissimo, timido ma straordinario Timothée Chalamet nel ruolo di Elio. Nessuno allora poteva prevedere che Chalamet, proprio grazie a quella performance, sarebbe diventato una delle più grandi e venerate star di Hollywood a livello mondiale.
Il viaggio della pellicola si è snodato attraverso i luoghi più suggestivi del nostro territorio, che oggi sono diventati vere e proprie mete di pellegrinaggio. Le riprese principali hanno immortalato la memorabile scena del tavolino del bar in Piazza Duomo e le corse in bicicletta tra i vicoli cittadini e Piazza Premoli. Spostandosi fuori dalle mura cittadine, la troupe ha trovato il suo centro nevralgico a Moscazzano, all’interno della splendida e iconica Villa Albergoni, scelta come residenza estiva della famiglia Perlman.
La vicina Pandino ha prestato i suoi spazi storici ospitando la troupe in Piazza Vittorio Emanuele III, proprio di fronte al monumento ai caduti dove avviene la tormentata e indimenticabile dichiarazione d’amore di Elio. Infine, la natura incontaminata del Cremasco è stata celebrata tra Montodine e Ricengo, dove i fontanili e i laghetti padani – in primis il celebre Laghetto dei Riflessi – hanno offerto lo sfondo perfetto per i bagni refrigeranti dei due protagonisti durante l’afosa estate del racconto.
Uscito nelle sale tra il 2017 e il 2018, il film ha fatto breccia nel cuore dell’Academy di Los Angeles, portando a casa l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale e ben quattro nomination. Ma il vero miracolo è avvenuto fuori dalle sale cinematografiche.
La “calda estate cremasca” fotografata da Sayombhu Mukdeeprom, con la sua luce dorata, i suoi silenzi, il frinire delle cicale e l’eleganza discreta della nostra architettura, ha generato un fenomeno sociologico senza precedenti: il “Cremasco Tourism“. Da dieci anni, migliaia di viaggiatori provenienti da Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Francia e Regno Unito sbarcano a Crema con un unico obiettivo: sedersi in quel punto esatto di Piazza Duomo, affittare una bicicletta e ripercorrere le strade di Elio e Oliver. La città, storicamente legata a dinamiche industriali e artigianali, si è scoperta improvvisamente capitale internazionale del romanticismo cinematografico.
A dieci anni dall’inizio di quell’avventura, l’eredità di “Chiamami col tuo nome” è più viva che mai.