Cronaca

Celebrata la Festa dei lavoratori. Zaffanelli: "Contrattazione collettiva strumento decisivo"

A Crema la celebrazione del Primo Maggio promossa da Cgil, Cisl e Uil: in piazza Marconi interventi, musica e omaggio ai caduti sul lavoro, con focus su diritti e intelligenza artificiale

Servizio di Sabrina Grilli
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Piazza Marconi, a Crema, ha ospitato la Festa dei Lavoratori del 1° Maggio, promossa da Cgil, Cisl e Uil, che hanno portato al centro del dibattito il tema del “lavoro dignitoso” nell’era delle trasformazioni tecnologiche.

La manifestazione si è aperta alle 10.30 nei pressi del Monumento ai Caduti sul lavoro, con un minuto di silezio, momento solenne di ricordo per le vittime degli incidenti sul lavoro. Un gesto simbolico, ma carico di significato, che ha aperto una mattinata partecipata da cittadini, rappresentanti istituzionali e delegazioni sindacali.

Al centro degli interventi, il tema scelto per il 2026: “Contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”. Un filo conduttore che ha attraversato tutti i contributi, evidenziando le sfide poste dalla digitalizzazione e dalla trasformazione del mercato del lavoro, tra nuove opportunità e rischi di precarizzazione.

A portare il proprio saluto istituzionale sono stati il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, e il consigliere provinciale Eugenio Vailati, mentre per le organizzazioni sindacali è intervenuto Ivan Zaffanelli, segretario generale Cisl Asse del Po.

Presenti anche i rappresentanti di Anmil, che hanno ribadito l’importanza della sicurezza sui luoghi di lavoro, tema ancora drammaticamente attuale.

La manifestazione è stata accompagnata dalla musica del corpo bandistico Filarmonica Castiglionese, che ha contribuito a creare un clima di partecipazione e condivisione.

“Questa giornata ci richiama con forza ad un principio non negoziabile: il lavoro deve essere sempre dignitoso, sicuro e giusto” ha sottolineato Bergamaschi. “Non può e non deve mai costare la vita”. Il primo cittadino ha poi ribadito il tema che accompagna la giornata, che “ci pone di fronte a una trasformazione profonda. Stiamo attraversando una fase storica in cui innovazione tecnologica, automazione e digitalizzazione stanno ridefinendo i confini del lavoro, i suoi tempi, le sue competenze, i suoi diritti. È una transizione che non riguarda solo i processi produttivi, ma investe ogni vita individuale e la struttura stessa della nostra società, interrogando il modo in cui creiamo opportunità, riconosciamo meriti, distribuiamo tutele e garantiamo diritti”.

Per il sindaco “questa trasformazione, come ogni cambiamento di portata epocale, può offrire opportunità straordinarie: può migliorare la qualità del lavoro, liberare energie, aumentare la produttività, aprire nuovi ambiti professionali. Ma porta con sé anche rischi concreti: nuove disuguaglianze, precarietà, polarizzazione delle competenze, marginalizzazione di chi non riesce o non può a stare al passo. Il rischio è quello di una società divisa tra chi è dentro i processi dell’innovazione e chi ne resta ai margini. Tra vincitori e vinti della sfida del cambiamento. E non può esistere alcuna società umana fondata sulla separazione, tanto meno su una frattura di questa potenziale portata.

È qui che si misura la qualità delle istituzioni, della politica, di chiunque rivesta un ruolo di responsabilità decisionale: nella capacità di governare il cambiamento senza subirlo, orientandolo verso l’interesse generale e ponendo al centro la persona, con i suoi bisogni e le sue aspirazioni”.

Bergamaschi ha quindi ribadito le responsabilità istituzionali: “Come amministrazione comunale, siamo chiamati a fare la nostra parte con responsabilità e visione. Lo facciamo sostenendo il tessuto economico locale, valorizzando il commercio di prossimità come presidio sociale oltre che economico, accompagnando le imprese nei processi di innovazione e transizione digitale. Pochi mesi fa abbiamo anche introdotto un atto di indirizzo politico per sostenere il salario minimo comunale, impegnandoci a favorire nelle gare d’appalto pubbliche retribuzioni non inferiori a 9 euro lordi l’ora, perché riteniamo che il “lavoro povero” sia un ossimoro inascoltabile, un’ingiustizia profonda da contrastare.

Ma soprattutto lo facciamo investendo sulle persone: sulle competenze, sull’inclusione, sull’accesso alle opportunità. Lavoriamo per costruire percorsi che tengano insieme formazione, lavoro e territorio, favorendo l’incontro tra domanda e offerta e sostenendo chi è più fragile nei momenti di passaggio e di difficoltà”.

In questo quadro, “assume un valore centrale la promozione di una cultura della sicurezza che non sia solo adempimento normativo, ma autentica responsabilità condivisa. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma un investimento imprescindibile. Una scelta. Richiede formazione, consapevolezza, controllo, ma anche una profonda etica del lavoro che coinvolga imprese, lavoratori e istituzioni. Perché ogni incidente sul lavoro è una sconfitta per tutti. Ogni vita spezzata è una ferita per l’intera comunità, un monito che non può lasciarci indifferenti”.

“Questa presenza unitaria è frutto di una scelta precisa: ci sono momenti in cui chi rappresenta i lavoratori deve saper parlare con una voce comune, con chiarezza e responsabilità” ha aggiunto Zaffanelli, parlando a nome delle tre organizzazioni sindacali.

“Ci sono tre parole chiave che ne definiscono il perimetro e la prospettiva: contrattazione, nuove tutele, nuovi diritti” ha evidenziato. Parlare di lavoro dignitoso significa andare oltre le definizioni astratte. Significa porre l’attenzione sul lavoro sicuro, regolare, fondato su diritti concreti. Significa salario adeguato, ma anche stabilità, formazione continua, possibilità di costruire un progetto di vita. Il lavoro, quando è dignitoso è fonte di reddito, di autonomia, di libertà e di partecipazione sociale”.

Zaffanelli ha poi sottolineato come il mondo del lavoro si trovi in “una fase di cambiamento profondo. L’innovazione tecnologica sta modificando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro e le competenze richieste. Accanto alle forme tradizionali si sviluppano nuovi modelli occupazionali, in particolare quelli legati alle piattaforme digitali, alla logistica avanzata e ai servizi on demand”.

La trasformazione in atto, secondo il sindacalista impone anche una riflessione sui nuovi diritti“. Accanto a quelli tradizionali, emergono infatti i diritti legati alla dimensione digitale del lavoro: “Il diritto alla formazione permanente diventa una condizione essenziale per non essere esclusi dai processi di innovazione. Il diritto alla trasparenza degli algoritmi è altrettanto centrale, perché sempre di più sono i sistemi automatizzati ad incidere sui turni, sui carichi di lavoro, sulle valutazioni delle prestazioni e sulle opportunità di crescita. Infine, il diritto alla disconnessione: il tempo di lavoro deve restare distinto dal tempo di vita, la disponibilità non può diventare una condizione permanente. Sono necessari spazi certi di riposo, di recupero e di vita personale”.

Dunque tecnologia e intelligenza artificiale “possono rappresentare una grande opportunità“, ma possono anche “migliorare la qualità del lavoro, aumentare la sicurezza, ridurre l’esposizione alle attività più gravose e aprire nuovi orizzonti professionali. Tuttavia, senza una corretta gestione, questi stessi strumenti possono generare squilibri e ampliare le disuguaglianze”.

In questo scenario, “la contrattazione collettiva torna ad essere uno strumento decisivo” continua Zaffanelli. “È attraverso la contrattazione che si costruiscono le regole, si definiscono gli standard minimi e si garantisce rappresentanza anche a chi opera in contesti frammentati. Il lavoro può cambiare forma, ma non può perdere valore. Ogni attività deve essere riconosciuta, tutelata e inserita dentro un sistema di diritti certo e universale.

Nel nostro Paese esistono contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, che garantiscono diritti e tutele. Accanto a questi, però, si diffondono accordi privi di reale rappresentanza, che abbassano i salari e peggiorano le condizioni di lavoro, alimentando una competizione al ribasso. È il fenomeno dei contratti pirata che danneggia i lavoratori e penalizza le imprese, in particolare quelle che investono nella qualità e nel rispetto delle regole.

Per questo è necessario affermare un principio chiaro: il lavoro dignitoso passa attraverso la contrattazione autentica, quella fondata sulla rappresentanza e sulla responsabilità. Rafforzarla significa proteggere le persone, sostenere il sistema produttivo e costruire un mercato del lavoro più equilibrato e più giusto.

Accanto a questo, resta centrale il tema delle tutele, a partire dalla sicurezza sul lavoro: una priorità assoluta. Ogni infortunio, ogni malattia professionale, ogni vita spezzata rappresenta una ferita per l’intera comunità. La sicurezza non è un costo, è un diritto fondamentale”.

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