Cronaca

Prima infanzia, la provincia
in linea con gli standard europei

La media è di 29 posti ogni cento bambini. Ma Cremona, Crema, Casalmaggiore e molti centri della provincia hanno già superato il target Ue al 2030 fissato a quota 45

Fill-1

Cremona si avvicina agli standard europei per la dotazione di posti nelle strutture per la prima infanzia, ossia per i piccolissimi bambini/e con meno di tre anni, 6.850 in Provincia al primo gennaio 2025 (clicca qui per tutti i dati comune per comune). I conti, nella media provinciale, sono presto fatti: 6.850 bambini/e per 2.017 posti disponibili, che significa 29 per ogni 100 bambini. Nel lontano 2002 il Consiglio Europeo, riunito a Barcellona, stabilì che gli Stati membri devono impegnarsi ad offrire servizi per l’infanzia per almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni, entro il 2010; un target che peraltro è appena stato innalzato da 33 a 45, obiettivo da raggiungere entro il 2030.

Per monitorare la situazione in provincia di Cremona e districarsi nella non agevole considerazione dei posti disponibili abbiamo considerato i dati che Regione Lombardia rende disponibili, aggiornati al 31 maggio 2025, relativi ai posti disponibili negli asilo nido e “micronido” (asili nido con un numero massimo di dieci bambini) considerando anche i “centri prima infanzia” (strutture similari all’Asilo Nido che offrono un servizio temporaneo di assistenza educativa e di socializzazione, accogliendo, in maniera non continuativa bambine/i, eventualmente anche con la presenza di genitori e/o adulti di riferimento, per un massimo di quattro ore consecutive e non possono fornire servizio di somministrazione dei pasti).

Parliamo di strutture, pubbliche e private, cui andrebbero aggiunti i «nidi in famiglia» (piccole strutture a gestione strettamente familiare che non dovrebbero avere fini di lucro e possono ospitare in ogni caso un massimo di 5 utenti), che un certo dinamismo di aperture e chiusure, rende piuttosto difficile tracciare. La stessa Regione Lombardia prescrive ai soli nidi e micronidi il compito di assicurare il servizio «in forma continuativa attraverso personale qualificato», mentre i nidi in famiglia, pur preziosi, seguono spesso modelli organizzativi meno rigidi.

La distribuzione di questi servizi fondamentali è tutt’altro che uniforme nei 113 comuni della provincia di Cremona. Diciamo subito che nella maggior parte dei comuni cremonesi, dei quali, come è noto, molti di piccolissime dimensioni, ossia ben 68 comuni, non c’è traccia di strutture per la prima infanzia, presenti, in 45 centri della provincia.

Il Comune Capoluogo, con 592 posti per 1.309 bambini/e, ha una copertura del 45,2%, già in linea con gli obiettivi europei del 2030 e oltre la soglia del 33% di bambini che possono trovare posto nelle strutture nel proprio comune si trovano altri 4 centri. Crema, che con 226 posti per 641 bambini/e da 0 a 2 anni arriva al 35,3% di copertura, Casalmaggiore, con 134 posti per 334 bambini/e al 40,1%, Pandino, con 78 posti per 142 bambini/e con meno di 3 anni, vale a dire 54,9 posti per ogni 100. Ma valori elevatissimi si rilevano anche a Spiano d’Adda (70 posti per 138 bambini, pari al 50,7%), Castellone (57 posti per 138 bambini, pari al 31,5%) e Capergnanica che conta 50 posti nelle strutture per la prima infanzia a fronte di soli 41 bambini/e residenti nel comune con meno di 3 anni.

Nel complesso dei comuni cremonesi, non sono i soli centri a segnare una disponibilità di posti nelle strutture di prima infanzia decisamente elevata. Infatti, sono ben 25 i centri della provincia che si trovano oltre la soglia fissata per il 2010 (33%) e, tra questi, 16 sono già oltre la nuova soglia di disponibilità di posti fissata dal Consiglio Europeo entro il 2030, che è nell’ordine del 45%. Molti piccoli centri, ma non solo, che attraggono bambini/e dai comuni limitrofi come nel caso di Cella Dati, con 24 posti in strutture per la prima infanzia a fronte di una popolazione da 0 a 2 anni nel comune di soli 11 bambini/e, per un indice di 218,2.

Ma non solo: Moscazzano (16 posti per 9 bambini/e, pari al 177,8%), Olmeneta (20 posti per 12 bambini/e, pari al 166,7%), Capergnanica (50 posti per 41 bambini/e, pari al 122%). Disponibilità elevatissime di posti nelle strutture per la prima infanzia si rilevano anche a Casaletto Ceredano (83,3 posti per 100 bambini/e), San Giovanni in Croce (63), Pianengo (62,5), Rivarolo del Re ed Uniti (58,3), Izano (57,7), Gadesco-Pieve Delmona (55,8), San Bassano (55,6), Pandino (54,9), Spino d’Adda (50,7), Casaletto Vaprio e Fiesco (50) e, come già osservato, Cremona con 592 posti nei “nidi” per 1.309 bambini/e ed un indice di copertura del 42,5%, ossia 45 posti per ogni 100 bambini/e con da 0 a 2 anni.

Il potenziamento dell’offerta dei nidi rimane comunque un’esigenza pressante, nonostante la denatalità, per allargare ad altri centri la dotazione di questi servizi essenziali e contribuire a colmare il gender-gap nel mondo del lavoro. Un aiuto è probabilmente venuto dal Piano nazionale di resistenza e resilienza che, inizialmente, prevedeva 4,6 miliardi di euro volti alla costruzione, al rinnovo e alla messa in sicurezza di asili nido e scuole per l’infanzia. L’obiettivo era la creazione di 264.480 nuovi posti in asili nido e scuole per l’infanzia entro dicembre 2025.

L’aggiornamento del PNRR, proposto dal governo Meloni, ha ridotto l’obiettivo a 150.480 posti spostando l’obiettivo a giugno 2026. L’aumento previsto entro il 2026 sarebbe comunque rilevante e porterebbe la copertura nella media nazionale nell’ordine dei 39 posti ogni cento bambini di 0-2 anni di età. Tuttavia, la copertura resterebbe ancora molto inferiore a quella di altri paesi come Spagna e Francia (più del 55%). La situazione starebbe, quindi, lentamente migliorando anche se gli obiettivi europei per una più capillare presenza di asili nido anche nei centri più piccoli e rurali sono ancora distanti anni luce.

Elio Montanari

Clicca qui per la sezione dedicata CREMONA ALLO SPECCHIO 2025

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...