Omicidio Youssef, l’Arci: “Servono più investimenti nei giovani e nelle comunità”
L'associazione invita a evitare strumentalizzazioni e chiede politiche strutturali su educazione, partecipazione e inclusione sociale
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L’omicidio di Youssef Rama Abdelaziz impone una riflessione collettiva che vada oltre il dolore e la cronaca. È la posizione espressa dall’Arci della provincia di Cremona, che in una nota diffusa dopo la morte del 19enne avvenuta nella notte tra sabato e domenica a Crema invita a evitare semplificazioni e strumentalizzazioni, chiedendo un investimento concreto nelle politiche giovanili e nella costruzione di comunità più inclusive.
L’associazione esprime innanzitutto cordoglio e vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutte le persone che hanno conosciuto il giovane, sottolineando come l’accertamento delle responsabilità spetti alla magistratura e alle forze dell’ordine. Alla comunità, invece, “spetta il compito di interrogarsi su ciò che questa vicenda racconta del nostro territorio”. Secondo l’Arci, episodi di questo tipo “non nascono nel vuoto”, ma sono il riflesso di fragilità, solitudini e di una crescente povertà educativa e relazionale che coinvolge una parte delle nuove generazioni.
Per questo, prosegue la nota, la risposta “non può essere soltanto repressiva”. La sicurezza, sostiene l’associazione, si costruisce anche attraverso una presenza sociale più forte, investendo nel lavoro educativo, nella cultura, nello sport, nell’associazionismo e in tutti quei luoghi capaci di offrire ai giovani occasioni di incontro e di crescita. L’Arci richiama inoltre l’attenzione sul ruolo dell’educativa di strada, ritenuta uno strumento importante ma non sufficiente. L’obiettivo deve essere quello di creare opportunità reali di partecipazione e protagonismo, costruite insieme ai ragazzi e non semplicemente pensate per loro.
Un altro passaggio della riflessione riguarda il concetto di “periferie“, che secondo l’associazione non coincidono soltanto con le aree più lontane dal centro delle città. Esistono infatti periferie sociali, educative e relazionali, anche a pochi passi dai luoghi più centrali, dove le opportunità si riducono, il senso di appartenenza si indebolisce e aumenta il rischio di isolamento e violenza.
Da qui l’appello a un investimento strutturale nelle politiche giovanili, attraverso una strategia condivisa tra enti locali, scuole, servizi, associazioni e volontariato. “Come Arci continueremo a fare la nostra parte”, conclude il comunicato, ribadendo che “la risposta alla violenza non può essere soltanto la paura, ma una comunità più presente, capace di ascoltare e creare occasioni di incontro”. Perché, conclude l’associazione, “ogni ragazzo perso è una sconfitta per tutti”.