Teatro San Domenico, successo per la data zero di Mario Biondi: "A Crema mi sento a casa"
Con un ensemble di artisti d'eccezione, Biondi regala emozioni con un repertorio che abbraccia i suoi due decenni di carriera e il nuovo album
Un connubio, quello tra Mario Biondi e il Teatro San Domenico che è garanzia di successo, perché il siciliano che continua a scegliere Crema per mettere a punto le ultime cose prima di partire per il tour, anche ieri sera ha incantato i presenti, con un quasi sold out che non ha deluso le attese. Forte di una voce unica e di un’interpretazione magistrale, da Crema festeggia i vent’anni del singolo “This is what you are” con uno spettacolo nuovo, arricchito di omaggi a cantautori italiani, Battisti e Mogol su tutti, e brani del suo innovativo progetto musicale “Prova d’autore”, che ora porterà nei teatri delle più importanti città italiane: domani la “prima” a Bologna, poi venerdì e sabato al Teatro Arcimboldi di Milano, a seguire, Torino, Firenze, Bari, Roma, Napoli, Catania. Ma non solo il ricordo del ventennale dell’album “Handful of Soul” nel suo nuovo spettacolo, visto la recente uscita di “Cielo stellato”, proposto anche ieri sera, e di “Prova d’autore”, progetto che per la prima volta lo vede cimentarsi con brani in italiano: un progetto a tutto tondo, che lo vede autore, compositore, arrangiatore, interprete.
“Sono anni che lavoro su questo progetto in italiano, un punto di arrivo importante per la mia vita e la mia musica, malgrado l’inglese indubbiamente mi ha dato una popolarità indiscutibile”, ci dice l’artista, che abbiamo incontrato in una delle pause della sua intensa settimana di prove a Crema. “Questo progetto in italiano rappresenta un punto di arrivo fondamentale nella mia vita. Vedo tanta attenzione da parte del pubblico – continua Mario Biondi – i brani vengono ascoltati tutti, ed ora che sulle varie piattaforme si riesce anche a capire da dove si ascoltano le canzoni, vedo che c’è interesse dal Messico al Brasile, dall’Inghilterra, alla Francia. L’Italia sta apprezzando molto questo progetto, qualcuno nell’ambito discografico mi diceva che sono un diesel, e che le mie canzoni vengono ascoltate all’inizio e continuano poi per lungo tempo ad essere ascoltate. Questa – conclude l’artista, che si dichiara un operaio della musica – è una soddisfazione immensa”.
Venticinque i brani in scaletta al San Domenico, presentati con un accompagnamento musicale che può vantare musicisti di calibro internazionale più volte ringraziati dal palco, così come tutti gli altri membri dello staff: dal maestro Antonio Faraò, tra i più importanti pianisti jazz italiani, al polistrumentista e direttore artistico Massimo Greco, i fratelli Matteo Cutello alla tromba e Giovanni Cutello al sassofono, Ameen Saleem al basso, David Florio (percussioni, chitarra e flauto) e David Haynes alla batteria, “famoso dice Biondi prima di “Open up your eyes”, perché oltre a programmare anche la batteria elettronica, la suona dal vivo con le dita”.
Oltre due ore di musica e parole, impreziositi dai virtuosismi di un gruppo di musicisti di prim’ordine, per una performance straordinaria e applaudita dal pubblico, intervallata anche da qualche divagazione di carattere personale: dai suoi trascorsi allo storico Paparazzi di Crema, alla telefonata con Mina.