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Dado Edallo: "Il viale di Santa Maria è storia, non solo un'infrastruttura da modificare"

L'architetto Edallo avverte: gli interventi previsti sul viale di Santa Maria potrebbero compromettere un simbolo storico e culturale della città di Crema

Viale Santa Maria
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Il viale di Santa Maria come “pagina di storia” da preservare, al pari delle porte cittadine. È questa la posizione dell’architetto Dado Edallo, membro del comitato “Salviamo il Viale”, che interviene nel dibattito sul futuro del tratto alberato che collega Crema al santuario.

Edallo ricorda come il viale rappresenti un “piccolo gioiello storico, ambientale, urbanistico e religioso”, nato oltre due secoli fa per volontà dell’amministrazione napoleonica, con l’obiettivo di unire in modo diretto la città murata al santuario di Santa Maria. Un intervento che, attraverso il rialzo del terreno e la creazione della Rotonda e dei giardini pubblici, ha reso possibile una passeggiata lineare e continua, immersa nel verde degli ippocastani, capace di rafforzare il legame fisico e simbolico tra città e santuario.

Un equilibrio che, secondo Edallo, è rimasto intatto anche con l’arrivo di canale e ferrovia, senza alterare la percezione e la fruizione del viale, vissuto per generazioni sia dai cittadini del centro sia dagli abitanti della frazione.

Da qui la critica agli interventi oggi ipotizzati. “Si rischia di rompere questo equilibrio con cesure mascherate da soluzioni tecniche”, osserva l’architetto, riferendosi in particolare alla soppressione del passaggio a livello e alla realizzazione di un sottopasso pedonale. Opere che, pur funzionali alla viabilità, finirebbero per spezzare la continuità del tracciato e snaturarne il significato.

Nel suo intervento, Edallo richiama anche le parole dello stesso assessore Pagliari sul restauro di Porta Serio e Porta Ombriano: “Restaurare le nostre porte significa restituire a Crema due segni forti della sua identità. Le porte sono pagine di pietra che raccontano la nostra storia”. Un principio che, secondo l’architetto, dovrebbe valere anche per il viale. “Non si capisce perché le porte vengano conservate con tanta attenzione e il viale possa invece essere compromesso”, sottolinea.

Per Edallo, infatti, il viale non è solo un’infrastruttura, ma una “pagina di storia concreta”, che racconta l’evoluzione urbanistica e sociale della città. “Se per percorrerlo si è costretti a deviare e scendere in un sottopasso, il viale non esiste più”, afferma.

Pur riconoscendo le esigenze della sicurezza ferroviaria, l’architetto invita a considerare soluzioni alternative. “Non esiste solo il traffico ferroviario: i binari fanno parte di un territorio abitato, con una propria identità”, osserva, ricordando come in altri contesti siano state adottate soluzioni diverse senza eliminare completamente i passaggi a livello.

Tra le ipotesi avanzate, anche quella di mantenere il passaggio a livello regolando il traffico con semafori agli incroci del viale, deviando i flussi verso il sottopasso già esistente in prossimità della stazione durante il passaggio dei treni. Una soluzione che, secondo Edallo, garantirebbe sicurezza e continuità del percorso, con costi contenuti.

“Conservare la continuità del viale è il principio più sano”, conclude. “Ma forse, proprio perché è una soluzione semplice, rischia di non essere presa in considerazione”.

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