Politica

Lega Giovani, Mauri e Brembi: "Basta patto di stabilità UE. Difendiamo le nostre industrie"

I giovani leghisti criticano le regole europee che bloccano l'economia reale e chiedono maggiore autonomia per affrontare la crisi in corso

Matteo Mauri e Marco Brembi
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Il Coordinatore Regionale della Lega Giovani Matteo Mauri ed il Vice-coordinatore Provinciale Marco Brembi intervengono nel dibattito economico sostenendo con forza la linea espressa da Matteo Salvini. In questo momento di crisi reale, secondo i leader territoriali del Carroccio – è il carrozzone dell’Unione Europea che deve mettersi al passo coi tempi e cambiare le regole del patto di stabilità.

“Non possiamo più accettare – dichiarano – che regole calate dall’alto impediscano al nostro Paese di aiutare concretamente giovani, famiglie e imprese. Con queste leggi, in piena crisi, è come combattere con le mani legate dietro la schiena.”
La Lega Giovani rilancia quindi una richiesta chiara: rivedere profondamente il patto di stabilità, restituendo agli Stati la libertà e l’autonomia di intervenire. “Non si può lasciare un Paese senza strumenti mentre la crisi morde – proseguono i due – Bruxelles smetta di difendere la grande finanza e inizi ad ascoltare i popoli.”
Nel mirino anche il Green Deal europeo: “Mentre si trovano miliardi per progetti ideologici e lontani dalla realtà come il green deal, si bloccano le risorse per sostenere l’economia reale e il nostro futuro. Una visione ideologica che spinge le nostre eccellenze a delocalizzare fuori dai confini europei, mentre si subisce una gestione migratoria che alimenta solo manovalanza a basso costo, scatenando una concorrenza al ribasso che danneggia i lavoratori italiani”.
Da qui una posizione netta, in pieno stile autonomista: “È il momento di tornare a decidere a casa nostra. Basta centralismo europeo che sovrasta la volontà popolare e interferisce con le scelte di chi è eletto dai cittadini – concludono i giovani leghisti. Noi stiamo con chi lavora, non con i palazzi. L’Europa deve essere uno strumento, non un padrone”.

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