Cronaca
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Omicidio stradale e fuga: il corpo
di Vasile trovato dopo 2 giorni

E’ iniziato oggi con il primo testimone del pm, il processo nei confronti di Edgar Lucca, un 26enne di nazionalità italiana nato in Perù e residente a Pandino accusato di omicidio stradale e fuga per la morte di Vasile Cioroaba, 18enne nato in Romania ma residente a Palazzo Pignano.

Ad essere sentito in aula è stato il luogotenente Gerardo Giordano, comandante della Stazione dei carabinieri di Pandino, che ha ripercorso le tappe della vicenda: la chiamata ai carabinieri da parte della famiglia che non aveva più visto rientrare il ragazzo dopo la discoteca, le ricerche dei militari, degli stessi genitori e degli amici, e il ritrovamento del corpo.

Il 2 settembre del 2019, 36 ore dopo averlo investito con la sua Punto sulla strada bassa che porta verso Scannabue, l’imputato aveva chiamato i carabinieri, facendo ritrovare il 18enne ormai senza vita. “Quella strada”, ha raccontato il luogotenente, “era già stata battuta dai familiari e dagli amici della vittima durante le ricerche, ma nessuno aveva visto il corpo, finito nella vegetazione a circa 3/4 metri di distanza dal guard rail. La morte risaliva a due giorni prima”. “Quando siamo arrivati sul posto”, ha spiegato il luogotenente, “l’imputato era in lacrime ed era a bordo di un Fiorino di proprietà della ditta del padre”. Successivamente, a casa del 26enne i militari avevano trovato la Punto: “una ruota era scoppiata”, ha riferito il testimone, “la parte anteriore del paraurti era danneggiata, così come un faro, parte del cofano e il parabrezza”. Sul luogo dell’incidente erano stati trovati frammenti di carrozzeria, del faro e del paraurti, tracce di striscio sul guard rail e tracce ematiche sul parabrezza.

“Avevo avuto un colpo di sonno e pensavo di aver sbattuto contro il guard-rail”, aveva detto il giovane, che nella notte tra sabato 31 agosto e domenica 1 settembre stava rientrando a casa. Anche Vasile stava tornando a Palazzo Pignano. Era a piedi ed era appena uscito dalla discoteca Magika dove aveva passato la serata con alcuni amici.

L’imputato aveva raccontato di aver trascorso la serata con la fidanzata in centro a Crema, di aver bevuto una birra in due e di essersi poi messo alla guida verso le 2,30 diretto a casa. Successivamente, venuto a sapere dai social media della scomparsa del 18enne proprio nella zona dove lui aveva avuto l’incidente, si sarebbe reso conto di aver investito il 18enne. Per la difesa, non c’è dubbio che sia stato Edgar ad investire Vasile, ma il ragazzo si era accorto di aver urtato solo il guard rail. Si era fermato, si era guardato attorno, e non vedendo nessuno se n’era andato.

In tanti avevano cercato Vasile, da tutti chiamato Pietro. I genitori, tutta la comunità romena, gli amici. La zona era stata passata al setaccio dai carabinieri, ma il corpo non si vedeva. Era nascosto nell’erba giù nella scarpata. L’unico ad indicarne la posizione era stato l’imputato. La vittima era stata caricata sul cofano della Punto e sbalzata in avanti oltre il guard-rail, andando a cadere nella banchina erbosa a destra della carreggiata. L’autopsia aveva stabilito che Vasile, che aveva riportato gravissime lesioni craniche, era morto sul colpo.

“Il ragazzo si è accorto subito di quello che ha fatto”, ha sempre sostenuto Magdalena, la mamma di Vasile, presente in aula con il marito. Entrambi sono parti civili attraverso l’avvocato Francesco Maria Nucera. “Può capitare un incidente”, aveva aggiunto Magdalena, “ma il ragazzo doveva fermarsi, chiedere aiuto”.

“La macchina dell’imputato”, aveva spiegato a suo tempo l’avvocato di parte civile, “era praticamente distrutta. Sulla parte anteriore della Punto si vede chiaramente la figura di Pietro. L’automobilista, procedendo piano, era comunque riuscito a tornare a casa. Alle 3,48 aveva mandato un sms alla sua fidanzata, scrivendole: ‘Ho fatto un casino’. Impossibile che non si fosse accorto di avere investito una persona”.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 13 aprile per sentire i consulenti, i genitori della vittima e l’imputato.

Sara Pizzorni

I genitori di Vasile e il loro legale

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