Cronaca
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Cinghiali, 9mila attacchi in 10
anni: Coldiretti in piazza a Milano

Sono centinaia gli agricoltori e gli allevatori giunti da tutta la regione in piazza Città di Lombardia a Milano, per lanciare il loro grido d’allarme contro l’invasione dei cinghiali che con l’emergenza Covid hanno trovato campo libero in spazi rurali e urbani, spingendosi sempre più vicini ad abitazioni e scuole fino ai parchi dove giocano i bambini. Folta la delegazione cremonese, con tanti agricoltori, sindaci, rappresentanti dei consorzi di bonifica del territorio.

Gli animali selvatici distruggono produzioni alimentari, sterminano raccolti, assediano campi, causano incidenti stradali con morti e feriti e si spingono fino all’interno dei centri urbani dove razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone. Un’emergenza nazionale che ha ormai oltrepassato il limite di guardia e che ha spinto gli agricoltori esasperati a scendere in piazza in contemporanea in tutta Italia, a partire da piazza Montecitorio a Roma.

Nel presidio di Milano, sotto la sede della Regione dove è stata allestita un’esposizione delle principali colture distrutte dai selvatici, al fianco degli agricoltori guidati dal presidente di Coldiretti Lombardia e Coldiretti Cremona Paolo Voltini si sono schierati esponenti delle istituzioni e sindaci con i gonfaloni. Nella piazza piena di gente, si vedono cartelli con le foto degli incidenti provocati sulle strade e dei danni nelle campagne ma anche con scritte come “Noi seminiamo, i cinghiali raccolgono”; “Chiuso per cinghiali”, “Difendiamo il nostro territorio” e “Niente lockdown per i cinghiali”.

“Non è solo una questione di risarcimenti – spiega Paolo Voltini, presidente di Coldiretti Lombardia – Qui ne va della stessa sopravvivenza aziendale. In molti casi gli agricoltori sono così scoraggiati che non denunciano più, abbandonano le coltivazioni perché il risultato non vale la fatica e gli investimenti. Ma oltre questo, c’è poi l’aspetto che riguarda la sicurezza delle persone che va affrontato con decisione e senza ulteriori tentennamenti. Senza considerare poi che i cinghiali rappresentano solo una delle specie selvatiche e inselvatichite che mettono a rischio la tenuta il lavoro delle imprese agricole sul territorio lombardo”.

“Siamo esasperati – conferma Piercarlo Barilli, agricoltore di Casalmaggiore (Cremona) e vicepresidente del Consorzio di Bonifica Navarolo – Con nutrie e cinghiali nessun raccolto è al sicuro. Qui nella mia zona ad esempio le nutrie si avventano anche sulle piantine di pomodoro appena messe a dimora, togliendole una per una e lasciando i campi praticamente spogli. Senza contare poi i danni su rogge e canali, dove le nutrie scavano veri e propri tunnel lungo le sponde mettendo a rischio la sicurezza delle persone nei campi e sulle strade e compromettendo il corretto scorrere dell’acqua”.

Sono almeno novemila in dieci anni gli assalti dei cinghiali in Lombardia che hanno devastato le campagne e provocato incidenti stradali. È quanto stima la Coldiretti lombarda sulla base dei dati regionali in occasione della protesta di centinaia di agricoltori in piazza Città di Lombardia a Milano.

Una situazione che si è aggravata di anno in anno ed è ormai diventata insostenibile, spiega la Coldiretti regionale che al presidio milanese ha allestito un’esposizione con alcune delle produzioni agricole maggiormente attaccate da questi ungulati: dal fieno, la cui qualità è compromessa dall’andirivieni di questi animali sui prati, al mais, le cui semine vengono decimate se non azzerate; dalle patate ai piccoli frutti che sono ricercati come cibo, ma anche il riso che viene schiacciato dal loro passaggio, le vigne dove le piantine più piccole vengono sradicate mentre il frutto maturo viene mangiato. Danni si registrano anche negli uliveti – spiega la Coldiretti Lombardia – con i cinghiali che scavano vicino alle radici delle piante, pregiudicandone la tenuta.

Questi animali – continua la Coldiretti – sconvolgono l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico e non risparmiano i muretti a secco, la cui arte è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità. Senza dimenticare il pericolo per la diffusione di malattie evidenziato dallo stesso Piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021, pubblicato dal ministero della Salute, che ribadisce come i cinghiali abbiano una responsabilità fondamentale per la diffusione della Peste Suina Africana (Psa) e dunque una delle misure necessarie in Italia è la gestione numerica della popolazione di questi animali. L’azione dunque secondo il Piano – continua la Coldiretti – deve essere indirizzata alla riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.

Con l’emergenza Covid, che ha ridotto per mesi la presenza dell’uomo all’aperto, i cinghiali proliferano – spiega la Coldiretti – e dopo il lockdown hanno raggiunto in Italia la cifra record di 2,3 milioni di esemplari con un aumento a livello nazionale del 15%, secondo stime della Coldiretti. Le limitazioni imposte dalla pandemia – continua la Coldiretti – hanno spinto ancora di più questi selvatici verso le città alla ricerca di cibo tra i rifiuti, nei parchi e addirittura nei cortili delle case con evidenti rischi della salute. E’ di poche settimane fa, ad esempio, la notizia di un grosso cinghiale ripreso nelle ore notturne per le strade di Borgo Ticino, nella città di Pavia, mentre nell’ottobre scorso un branco di sei cinghiali è arrivato addirittura alla Darsena di Milano risalendo il corso del Naviglio.

Ma questi animali mettono a rischio la sicurezza delle persone anche attraversando strade e autostrade provocando così schianti e incidenti. Nell’anno del Covid, secondo un’analisi della Coldiretti su dati Asaps, a livello nazionale il bilancio dell’invasione di cinghiali e selvatici è stato di un incidente ogni 48 ore con 16 vittime e 215 feriti. La riparazione delle recinzioni danneggiate o l’installazione provvisoria di reti elettrificate servono a poco o a nulla – sottolinea la Coldiretti – mentre l’impatto ad alta velocità di un’auto o di una moto contro la massa di un cinghiale adulto può avere conseguenze fatali e drammatiche per conducenti e passeggeri. Quelle dell’alba e del crepuscolo sono le ore più a rischio, con i branchi di cinghiali che si muovono razziando cibo nelle periferie urbane o distruggendo campi e colture, riuscendo a percorrere – evidenzia Coldiretti – fino a 40 chilometri alla volta.

Il problema – sottolinea la Coldiretti – è che non sempre i cinghiali rimangono sul luogo dell’incidente, visto che l’animale anche ferito si rifugia nella boscaglia o nei prati, oppure succede che lo schianto contro un albero, un cippo chilometrico o lo sbandamento e l’uscita di strada si verificano proprio per evitare l’impatto con l’animale che scappa senza lasciare tracce. All’automobilista, sempre che non debba essere portato in ospedale, non rimane che chiamare il carroattrezzi e rassegnarsi a pagare i danni senza neppure poter denunciare l’accaduto considerata la mancanza di prove.

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