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Finalpia non va venduta:
si pensi a un progetto
di rilancio

da Franco Bordo
Egr. Direttore.
in merito alla vicenda Finalpia e al futuro della nostra ex colonia climatica trovo veramente assurda e fuori luogo la polemica aizzata da alcuni consiglieri del centrodestra di Crema, a cui la Sindaca Stefania Bonaldi ha opportunamente e puntualmente risposto.
Con questo mio intervento intendo invece raccogliere l’invito a confrontarsi nel merito del futuro di Finalpia, avanzato pubblicamente dal Partito Democratico, ma anche dalla Sindaca e dal Consigliere Antonio Agazzi.
Vado per punti.

 Sappiamo che la Fondazione Opera Pia e Climatica Onlus ha dei debiti, ma che la struttura si trova in ottime condizioni per essere immediatamente utilizzata. Penso che il primo obiettivo debba essere quello di metterla a reddito, così come fu deciso dal CdA verso la fine del 2019 quando venne pubblicato un Avviso pubblico per la gestione.

Nel febbraio scorso, superate le sfortunate e imbarazzanti precedenti gestioni, il Presidente Soffientini era pronto a firmare un accordo di gestione con un nuovo soggetto, Allegro Hotel se non erro. Era stato pattuito tutto: canone, durata, investimenti ecc,, la firma è saltata a causa dell’inizio della pandemia. Perché non ripartire da qui, ora che stiamo andando verso il superamento di questa tragica esperienza? Perché cambiare adesso indirizzo?                   A mio avviso bisognerebbe indire al più presto una nuova gara per la ricerca di un nuovo gestore, ce ne sono anche della zona che potrebbero essere interessati, oppure, se tecnicamente fattibile, riattivare i contatti con lo stesso con cui ci si era già accordati.

Altro punto sulle entrate: risulta che l’area balneare, la spiaggia, non sia ancora stata adeguatamente sviluppata da un punto di vista commerciale. Si tratta di una realtà che, adeguatamente valorizzata, potrebbe garantire introiti oggi non ancora previsti.

Se il primo obiettivo è quello di determinare delle entrate, il secondo dovrebbe essere quello della riduzione dei costi, dell’IMU in modo particolare.                                                                                                            Chiedere di apporre il vincolo architettonico alla struttura, oltre che preservarne particolarità e pregio, comporterebbe una riduzione del costo IMU annuale pari al 50% (circa 45/50 mila),  inoltre verrebbe  recuperata una cifra interessante (circa 250 mila euro) per gli anni precedentemente conteggiati.
Partendo proprio dal lavoro per la messa in sicurezza della gestione economica, penso che ci sia anche molto spazio per avviare una progettualità per Finalpia che coinvolga l’intera comunità cremasca nel determinare la sua utilità da un punto di sociale, culturale, aggregativo, a beneficio di tanti soggetti, individuali e collettivi.

Lavorare per accordi, forme di coinvolgimento di aziende e imprese del territorio, organizzazioni sociali e culturali, associazioni, società sportive,….., che, con modalità convenzionate, potrebbero essere coinvolte per soggiorni, stage professionali e sportivi, percorsi formativi, iniziative culturali. La struttura potrebbe assumere un interessante mix di funzioni e fruibilità.

Ma penso che se sia anche doveroso prevedere una fruizione da parte di soggetti della nostra comunità maggiormente svantaggiati, a maggior ragione dopo questa pandemia. La porzione di immobile denominata “casa per ferie” potrebbe vedere un suo parziale utilizzo anche in questo senso.

 Concludendo, ritengo che questa struttura sia un patrimonio pubblico di valore per la nostra comunità, un valore da tutelare e sfruttare al meglio, nella consapevolezza del contesto in cui è collocato, del contesto che viviamo e compatibilmente con la vocazione alberghiera oramai assunta.  Ma, con una progettualità condivisa, con una dose di innovazione, fantasia e un po’ di coraggio, Finalpia potrebbe tornare ad essere un bene comune a tanti cremaschi.

Per cui, l’invito che rivolgo ai nostri amministratori è quello di non concentrarsi sulla sua vendita, che oggi rischierebbe molto di diventare una svendita, ma al suo immediato utilizzo e ad un progetto di rilancio.

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