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Provincia in zona arancione?
Ancora no. I sindaci lombardi:
'Vediamo tra sette giorni'

Fino a quando la provincia di Cremona resterà rossa? I dubbi e le incertezze crescono, soprattutto in considerazione della spinta ad una riapertura almeno parziale, proveniente dalle categorie economiche, sulla scorta dei dati sanitari abbastanza incoraggianti.

Passare da zona rossa ad arancione cambierebbe un po’ di cose, ma non per bar e ristoranti che resterebbero chiusi, anche se con asporto consentito. Cambierebbe un poco la mobilità delle persone, con la possibilità di uscire di casa  (ma non spostarsi dal proprio comune né tantomeno dalla regione). Potrebbero aprire i negozi di non prima necessità  (ad esempio abbigliamento) oggi chiusi, e anche i centri commerciali, con esclusione dei fine settimana.

A fare il punto sulla situazione, a tre giorni dall’incontro tra i sindaci lombardi e il governatore Fontana,  è il sindaco del capoluogo, Cremona, Gianluca Galimberti che insiemi ai colleghi lombardi ha preso parte alla call: “Giovedi pomeriggio – afferma –  la Regione ha presentato una serie di dati che mostrano un andamento lento verso la positività. Bisogna che questa situazione si stabilizzi. E’ emersa ance una certa omogeneità tra le province lombarde. Alla luce di questo trovo giusto usare cautela ancora per altri  sette giorni – e su questo c’è la condivisione di tutti i sindaci – giorni in modo da consolidare questi dati che sono positivi”. Il miglioramento nel trend dei contagi (ma non dei ricoveri, arrivati per l’Asst di Cremona a 127) può essere il frutto – afferma ancora Galimberti – dell’ordinanza di fine ottobre della Regione Lombardia che aveva anticipato il Dpcm del 6 novembre.

“Due settimane fa – aggiunge Galimberti – coi sindaci di Brescia, Bergamo e Mantova, abbiamo chiesto di valutare se c’era la possibilità di una eventuale differenziazione tra province, ma sappiamo come è andata; giovedì invece c’è stata condivisione da parte di tutti che sia opportuno  attendere altri  7 giorni”, sostanzialmente quindi fino a giovedì prossimo quando è prevista un altra call sindaci – governatore.

Una situazione notoriamente pesante per le attività economiche, ma “mi risulta – conclude –  che stiano arrivando i ristori del governo e che un pacchetto si aiuti alle categorie più penalizzate sia stato già stanziato dalla regione, oltre che da noi a livello comunale”.

“Vero che per il nostro territorio la situazione pare sotto controllo, sebbene il numero dei contagi a Crema annoveri nuovi casi ogni giorno e rispetto all’inizio, dove nella nostra città si contavano circa 1/3 dei casi rispetto a Cremona, ora ci si avvicini al 50%, circostanza che mostra come nella seconda ondata probabilmente Crema paghi di più la sua prossimità al capoluogo di Regione. Per questo credo che, dopo ciò che abbiamo passato, la parola “prudenza” debba contrassegnare ogni azione e dichiarazione pubblica, senza strappi o forzature, tanto più che abbiamo già sperimentato come non esistano isole felici, come si sia tutti interconnessi e come la Lombardia in generale continui ad essere fragilissima rispetto al virus – commenta il sindaco di Crema Stefania Bonaldi – Invocare il passaggio a zona arancione per il nostro territorio a mio avviso ha poco senso, lo ha solo nella misura in cui per tutta la Lombardia si prospetti un miglioramento significativo, tanto più che le differenze di disciplina fra rosso ed arancio sono minime, l’unico vero tema per il quale valga la pena fare ora una riflessione profonda è a mio avviso la possibilità di estendere la scuola in presenza alle seconde e terze medie, perché la DAD a 12/13 anni è veramente problematica e faticosissima, senza considerare le difficoltà oggettive della connessione nelle scuole. Per il resto, se vogliamo un allentamento delle reatrizioni in vista del periodo natalizio, scenario che personalmente mi crea molte preoccupazioni, seppure io comprenda benissimo anche le esigenze del mondo economico e del commercio, io credo che si debba viaggiare “col freno a mano tirato” ancora almemo fino ad inizio dicembre. Il rischio è “mollare la presa” troppo in fretta, in nome di un prematuro ottimismo e poi dovere tornare indietro, e questo sarebbe ancora peggio”.

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