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Emergenza sanitaria:
perché siamo in tilt?

Lettera scritta da Santo Milanesi - ex sindaco di Castel Gabbiano

Perchè siamo in tilt? Colpa solo della politica?

Vorrei contribuire al dibattito in corso sull’inadeguatezza della politica di fronte all’epidemia.
E’ il mantra di questi giorni. Politica inadeguata è il giudizio comune.
Eppure se fosse così semplice, alle prossime elezioni basterebbe cambiare classe politica e tutto sarebbe risolto.
Non è così purtroppo. Ritengo che il problema sia più profondo e riguardi tutti noi. Provo ad analizzare il caso scuola che mi pare emblematico.
Dunque, la ministra Azzolina a maggio esce con la proposta del 50%. Ovvero alla ripresa a settembre metà studenti saranno in classe e metà a casa in Dad.
E’ la proposta giusta. Per le superiori almeno. Scarica del 50% l’occupazione dei pullmann e dei treni, riduce della metà la presenza di studenti all’interno della scuola, permette una didattica decente perché i ragazzi per metà delle ore li hai di fronte, gli puoi parlargli, li puoi sgridare, puoi fare verifiche in presenza. A chi dice che andavano potenziati i trasporti dico che per raggiungere lo stesso risultato bisognava letteralmente raddoppiare la flotta degli autobus tra cooptati da turismo e nuovi. Chiaramente al di fuori delle possibilità e delle finanze statali. Quindi il 50% è la scelta giusta.
Che succede però?
Scoppia la protesta di famiglie, insegnanti, giornali, social. Si proclama che “Il diritto allo studio è inviolabile”, “la didattica a distanza non è didattica”, ci sono manifestazioni di piazza!!
Che fa la ministra? Giovane e con poca esperienza, retrocede, ascolta l’opinione gridata e si infilo nel vicolo cieco del “Tutti in classe a settembre”. Con le conseguenze nefaste della telenovela dei banchi mentre in realtà, se accetti che non si possa rientrare tutti, i banchi addirittura avanzano.
In cosa ha sbagliato? Nell’ascoltare la pressione dell’opinione pubblica, nell’ascoltare la gente. Spesso è qui che sbaglia la politica, nel voler seguire troppo l’opinione del momento. Pure chi ha sostenuto però quei principi decontestualizzati porta la sua parte di responsabilità.
Se si fosse accettata didattica al 50% in Dad si sarebbero investiti i soldi nelle connessioni e nei computer (tecnologia del futuro), anziché nella tecnologia del passato (i banchi), ci si sarebbe attrezzati e si sarebbe arrivati pronti perlomeno a quanto sta succedendo oggi.

Ma l’estate va avanti e man mano emerge il tema cruciale dei trasporti. Regione Lombardia fa uscire una ordinanza il 1° agosto (ord. n.590) secondo cui, con molta leggerezza, si autorizza l’occupazione di tutti i posti sui mezzi. Embè? Che senso ha che il governo dica che deve attuarsi il distanziamento a scuola, che i dirigenti scolastici lavorino tutta estate per realizzarlo se poi gli studenti arrivano stipati sui pulmann? Il governo dice no, occupazione al 50%. E i treni per Roma devono viaggiare con un posto libero ogni due. Ci sono disdette e proteste. Eppure ritengo che anche questa fosse la scelta giusta.
Però noi non abbiamo uno stato centralizzato, come ancora qualcuno pensa. Abbiamo una stratificazione di livelli decisionali. Esiste l’autonomia (lo ricordo a chi ancora la chiede pensando non ci sia). Lo stato dice 50%, le regioni dicono 100%, si arriva al compromesso dell’80% che è già un arretrare rispetto alla scelta più corretta.
E così si riparte, a Settembre tutti in classe. Anzi no. Quasi tutti i presidi attuano da subito dad al 20%. Ma non basta. Avrebbero potuto da subito fare dad al 50% di loro iniziativa. Ma …  cosa avrebbero detto i genitori? Certamente si sarebbero sollevati e avrebbero contestato. Era difficile fare questa scelta. Addirittura c’è stata un po’ la corsa nell’altra direzione, a chi teneva più studenti in presenza.
Fila tutto? Non si sente nulla, gli studenti arrivano, quasi nessuna disfunzione. Strano, mi dico. Come può essere? Ho scoperto in questi giorni il segreto del tutto funziona parlando con i miei studenti. In realtà nessuno ha poi applicato il decreto di occupazione all’80% dei mezzi. Questi hanno portato tutti gli studenti che c’erano (ridotti solo del 20%) ovvero hanno viaggiato con tutti i posti a sedere occupati e i corridoi pieni ovvero occupazione al 120%!!

Ma perché? C’era il decreto del governo, la politica ha preso la decisione stavolta. Perché non si applica? Un autista dice “Non tocca a me, devono esserci i controllori”. Ma come? Le compagnie dovrebbero pagare il doppio degli stipendi per mettere una persona che fa solo quello? E tu viaggi comunque in modo non regolare, la polizia fermandoti ti può multare. Le compagnie naturalmente non ci mettono becco. Se lasciassero a piedi gli studenti avrebbero proteste, dovrebbero gestirle, trovare altri pulmann. Ma non lo fanno. Lasciano che si riempiano i pulmann quando il decreto lo vieta.
Qui mi fermo per non tediare.
IL resto poi è cronaca dei nostri giorni, perché naturalmente, in queste condizioni, il virus si diffonde in modo velocissimo, bisogna prendere provvedimenti molto duri, tutti scontenti, tutti contro tutti. Mesi duri davanti a noi.
Ma il problema non è il dpcm di oggi. Il problema sta dietro, nelle scelte precedenti come ho voluto raccontare.

Dove sta la chiave di volta? Forse bisognerebbe riflettere sul tema dell’assunzione piena della nostra responsabilità, nel luogo e nel ruolo che occupiamo, dal più semplice al più complesso. Ed il buon funzionamento dipende da tutti, proprio tutti, non c’è un lavoro più importante di un altro. Dal fatto di assumersi la propria responsabilità, di lottare a volte per fare la cosa giusta e corretta, di vivere in fondo con in mente l’I care di don milaniana memoria. Mi preoccupo, mi prendo a cuore.

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