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Riflessioni sulla
scuola in tempo
di pandemia

Lettera scritta da Prof.ssa Barbara Pozzi e Dott.ssa Maria Giovanna Ruffoni - Dipartimento Scuola, sezione Fratelli d’Italia Crema

Prof.ssa Barbara Pozzi

Quando mi fermo un attimo a riflettere provo un senso di profonda malinconia nel vedere le aule della mia scuola completamente deserte. Mi manca il vociare dei miei alunni, mi mancano le lezioni in presenza con la viva e sana partecipazione dei miei ragazzi … sì perché per un docente come me gli alunni sono parte della mia vita ed io contribuisco a farli crescere nella consapevolezza che il meglio deve ancora arrivare, attraverso la mia missione educativa. Poi ti scontri invece sulla mediocre realtà, sull’incompetenza di molti, sulle promesse mancate e non mantenute! Nella didattica scolastica NON abbiamo avuto nessun contagio, abbiamo in modo rigido rispettato ogni protocollo, ma non è servito a nulla, ci hanno chiuso ugualmente, semplicemente perché i trasporti non sono stati curati ed attrezzati al meglio! Dopo mesi di incompetenza, di soldi sprecati per monopattini o altre buffonate, i bus per i ragazzi non sono stati messi a disposizione! È una sconfitta per la società, una sconfitta per uno Stato di diritto che all’art 32 della Costituzione italiana dovrebbe tutelare la salute dei cittadini! Per non parlare della situazione della rete Wi-Fi che con zone non coperte, crea un isolamento non solo fisico, ma anche morale per tutti i ragazzi che non riescono a seguire in DAD le lezioni! Si è creato in questo modo una profonda diseguaglianza fra i ragazzi che possono e chi non può, fra chi se lo può permettere e chi rimane, come sempre, indietro e messo da parte! Ma ci siete o ci fate a Roma?! Conoscete o fate finta di ignorare che in un contesto del genere si muore di Covid, ma si muore anche di abbandono sociale, di povertà, di miseria umana! Attendo con poca fiducia un futuro migliore, poiché c’è bisogno di un profondo e radicale cambiamento ed una maggiore consapevolezza che in questo modo non si andrà poi tanto lontano. Cosa vogliono fare, rinchiuderci ancora in casa?! Faccio mie le parole di Oriana Fallaci “Se non ci svegliamo … sarà ormai troppo tardi”!

Dott.ssa Maria Giovanna Ruffoni

Ripartiamo dal tema della diseguaglianza e dal poco conosciuto divario digitale. Nell’era della digitalizzazione, della industria 4.0, del mondo del 5G, ci si deve rendere conto che la tecnologia non è affatto neutra. Non possiamo pensare che l’utilizzo di tutte le modalità impiegate in questo periodo siano prive di una valenza sociale ed economica, a cominciare proprio dal fatto che non tutti hanno le risorse materiali sufficienti per permettersi una connessione stabile. 85 milioni per la didattica digitale integrata sono stati previsti dal Decreto Ristori per finanziare l’acquisto di 200mila nuovi dispositivi per gli studenti meno abbienti e per l’installazione di oltre 100mila connessioni. La digitalizzazione mancata della scuola si ripresenta come condizione per l’utilizzo dei fondi stanziati dall’Europa per contrastare l’emergenza coronavirus: dovranno essere spesi infatti in un’ottica di modernizzazione e digitalizzazione. Quello della digitalizzazione delle scuole italiane e dell’insegnamento dell’uso della tecnologia ricordiamo che è un percorso che parte nel 2007 con il Piano Nazionale per la Scuola Digitale. Nonostante un primo avvio, si comprende bene il reale impatto innovativo che la scuola si trova ancora a dover gestire in un mare di criticità. La complessità del problema si colloca contro soluzioni semplici o provvisorie che lo attutiscano, questo è da tener ben presente! Ritornare alla DAD è certamente una sconfitta, ennesimo esempio di “delega” alla famiglia, che oltretutto non riceve adeguati strumenti per la conciliazione cura lavoro, tema caldo del welfare, per sostenere i genitori che hanno dovuto o dovranno rinunciare temporaneamente, si spera, al proprio lavoro. Famiglie che si adoperano a loro modo per colmare il divario tecnologico domestico. Che la didattica sia diventata o diventerà totalmente “familiare”, insomma, ha amplificato le disuguaglianze. Ingegno, creatività e speranza caratterizzano lo stato d’animo di genitori ed insegnanti. Forse per aspetti diversi i genitori hanno compreso l’aiuto che ogni giorno la Scuola rappresenta per la famiglia e i docenti hanno ulteriormente compreso il valore della relazione scuola- famiglia. Famiglia e Scuola, a loro va dato il giusto valore sociale. Un Paese che non vede al centro della propria esistenza il valore della Persona prima o poi imploderà, un Paese che non “investe” sulle generazioni del domani arranca in partenza. Forza ai docenti, alle famiglie e ai nostri giovani studenti!

 

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