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Il virus è tornato con il
valzer di decreti e l'album
delle figurine dei virologi

(foto Sessa)

I numeri della maledizione covid-19 aggiornati in tempo reale, diffusi con abbondanza ossessiva dai media, sono entrati nel quotidiano di ciascuno di noi. Un’overdose di cifre che stordisce e crea ansia e sconcerto.

Virologi, infettivologi, immunologi sono schizzati nell’olimpo delle persone note e non è da escludere la pubblicazione di un album Panini a loro dedicato, ultimo passaggio per inserirli nel Pantheon delle celebrità.  Per evitare la possibilità di contagio sarà venduto online. Un Dcpm vieterà lo scambio delle figurine e un’ordinanza regionale obbligherà a stracciare quelle raffiguranti gli scienziati invisi al governatore firmatario.

Un gradino sotto, gli opinionisti, i tuttologi e i bischeri in senso lato.  Molti di costoro senza avere mai aperto un libro di microbiologia, incapaci di distinguere un virus da un batterio, dispensano consigli sulla pandemia, producono analisi sull’evoluzione del flagello, lanciano profezie apocalittiche che Nostradamus è un dilettante. Non di rado sparano minchiate. Fighi, avvertono del pericolo dei superspreader.  D’acchito uno immagina gli alieni dell’Invasione degli ultracorpi e pensa «però che ganzi questi opinionisti». Poi uno scopre che se avessero usato super contagiosi sarebbero stati più comprensibili e meno ganzi e allora li manda a scopare il mare.

Statistiche e decine di migliaia di decessi e di contagiati, hanno ridimensionato le aspettative di onnipotenza di scienza e tecnologia. Nel contempo scienziati e tecnocrati hanno visto crescere il loro potere in maniera esponenziale con la politica prona alle loro indicazioni. E’ il mondo alla rovescia, ma non quello che tanti  immaginano e auspicano.

Il virus è stato un bagno di concretezza.  Un ritorno con i piedi per terra. Un imperativo categorico a scendere dall’albero, ad abbandonare la torre eburnea. Il virus ha confermato il lavoro asse portante del mondo e la produzione divinità alla quale inchinarsi. Divinità feroce nel porre il quesito: morire oggi di covid-19 o domani di fame? Il virus ha evidenziato le falle di un sistema sanitario che ha privilegiato gli ospedali, le convenzioni con le strutture private, i reparti di eccellenza e svuotato la medicina sul territorio. Una scelta più attenta al prodotto salute che al servizio della salute.

Ma c’è di più. «Nei primi quattro mesi dell’anno la Lombardia ha registrato 24.000 decessi in più rispetto alla norma, un record in Italia, ma solo per 14.000 morti è stato ufficialmente riconosciuto il legame con Covid-19: i restanti 10.000 potrebbe essere vittime di altre malattie non adeguatamente curate dal sistema sanitario in difficoltà, ma anche morti di Covid non diagnosticati a causa dei mancati test» (Cremonaoggi, 9 ottobre 2020).

Visite di controllo rimandate e liste d’attesa bloccate sono due – non gli unici – degli effetti collaterali della pandemia. E’  antipatico sottolinearlo, ma il diritto alla salute è uguale per tutti. Nessuno nega l’emergenza, ma è altrettanto vero che pochi pongono il problema delle conseguenze indirette del virus sui pazienti no covid-19. Ancora meno coloro che affrontano la questione per risolverla. Sui giornali non si trovano pagine e pagine sull’argomento e in televisione non vengono proposte trasmissioni sull’altra faccia della medaglia. E i politici? Missing in action.

Il virus non ha intaccato le divisioni sociali. I primi rimangono sempre primi e gli ultimi sempre ultimi e non saranno mai beati e spiace deludere i tanti che sostengono il contrario. In un mondo liquido, l’immunità della suddivisione di classe a qualsiasi cataclisma, covid-19 compreso, resta un punto fermo e inattaccabile della società. I garantiti la sfangano meglio dei non garanti. Per loro i tamponi sono immediati e la quarantena in duecento metri quadri è meno frustrante che in ottanta da condividere con coniuge e figli.

Il virus non ha scalfito la burocrazia piovra che drena risorse, rallenta i processi decisionali, crea confusione e produce direttive contradditorie. Per informazioni rivolgersi ai sindaci, vittime sacrificali, carne da macello da immolare sull’altare di decreti governativi, ordinanze regionali e circolari di enti istituzionali.

Il virus è ritornato. E’ ricominciato il valzer dei Dcpm e delle ordinanze regionali. L’impressione è che si poteva affrontare meglio questa seconda ondata. Estote parati, ammoniva un tale duemila anni fa. Vale anche oggi. Vale per i politici. Vale per chi decide.

Antonio Grassi

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