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Elezioni Consiglio Provinciale,
la politica non può continuare
a indietreggiare, ma rilanciarsi

Una seduta del Consiglio Provinciale (foto di repertorio)

Il sindaco Antonio Grassi, in vista  dell’approssimarsi  del rinnovo del Consiglio provinciale,  ritorna efficacemente sulle assurde modalità che regolano  tale  elezione e più  in generale sul ruolo  delle Province, improvvidamente  svuotate  di mezzi  finanziari ancor prima del referendum 2016, che  anzichè cancellarle, secondo le previsioni, le ha confermate in costituzione.

Quella del primo cittadino di Casale Cremasco, è una disamina inconfutabile,  conclusa con una provocatoria e discutibile  considerazione, rivolta agli amministratori dei piccoli comuni, invitati a disertare  le urne, stante l’ininfluente valore del voto loro assegnato. Anziché  chiamare tutti, ove e come possibile,  a battagliare  per  cambiare la situazione, ci sorprende un  po’ il suo  sostanziale disimpegno.

A distanza di oltre sei anni dalla entrata in vigore della legge 56/2014, è  certo sconfortante constatare come  nessun Governo finora, abbia  posto termine  alle  distorsioni  del provvedimento, né  tanto meno riportato, con una semplice leggina, ai cittadini il compito di eleggere gli  Organi della Amministrazione Provinciale, reclamato da più parti.

La Comunità  socialista  cremasca, sull’argomento è  intervenuta  più  volte sollecitando i Sindaci ed i consiglieri dei piccoli comuni, in particolare  quelli  espressi  dalle numerose liste civiche esistenti, a concordare delle azioni e  delle riflessione  unitarie,  ancor più urgenti  dopo il clima creatosi  nella elezione, dello scorso anno, del Presidente Signoroni,  denso  di contrapposizioni, di  divisioni interne alle forze politiche,  di polemiche e di  ricorsi. Da tempo sosteniamo la  indilazionabile  necessità  di  aumentare  il  livello di  coordinamento, dei piccoli comuni, affinchè possano essere  degli interlocutori  ascoltati  dai partiti e  dai  comuni principali della Provincia.

A supporto di questo indirizzo, recentemente,  abbiamo  scritto e  stimolato tutti le Amministrazioni a pronunciarsi, sulle gestioni associate, e su varie questioni di valenza provinciale, tra cui la costruzione di un nuovo nosocomio a Cremona, anteposta al potenziamento della sanità pubblica domiciliare, intorno ai presidi territoriali, ai medici di famiglia; l’inderogabile priorità dell’utilizzo delle risorse pubbliche, al miglioramento dei collegamenti ferroviari verso Milano; la destinazione o meno di  fondi regionali per la  realizzazione della Autostrada Cremona – Mantova,  anziché  il loro impegno per la riqualificazione dell’attuale  SS 10, ovvero per  i  tanti interventi viabilistici puntuali, attesi sul territorio.

I risultati della nostra  iniziativa  hanno  evidenziato  un   diffuso  stato di  disinteresse  in ogni senso,  grave  in relazione al  fatto che le realtà amministrative inferiori ai 5000 abitanti,  rappresentano  insieme, un  “peso demografico” pari a circa la metà dell’intera  popolazione  provinciale.

A fronte  del contesto  appena  riassunto,  la politica  non può continuare ad  indietreggiare, ma deve rilanciarsi credibilmente, deve  articolare e creare  nuovi  spazi di partecipazione e  di confronto dialettici  sui  processi decisionali in itienere. Arginare ed invertire la situazione in essere, riteniamo sia  fondamentale per  le prospettive  sociali, economiche e territoriali  della nostra Provincia. Al  di là delle condizioni  dettate dalla  legge  Delrio, è  importante che  il prossimo rinnovo del Consiglio Provinciale, recuperi l’astensionismo  del passato e  vinca  sulla  rassegnazione esistente.

Il sindaco Grassi ci ripensi.

Per la Comunità socialista cremasca, Virginio Venturelli

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