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Pretendiamo la verità
sulla gestione delle Rsa
nel periodo pandemico

Lettera scritta da Comitato Verità e Giustizia per gli ospiti delle Rsa - Crema

Egregio Direttore,

in riferimento all’articolo pubblicato in data 15 settembre “Morti nelle RSA, depositata la relazione, … “, come Comitato Verità e Giustizia Ospiti Fondazione Benefattori Cremaschi, volevamo fare una precisazione sullo scritto che attesta come al 20% il dato dei decessi dei degenti ricoverati nelle strutture RSA e IDR della provincia di Cremona.

A Crema, i 130 morti nel periodo compreso tra Febbraio ed Aprile nelle strutture superano di gran lunga la percentuale riportata e temiamo, non avendo la ATS Valpadana mai fornito una relazione con i numeri precisi dei decessi avvenuti nel primo semestre del 2020 nelle strutture della provincia, che il dato si avvicini molto a quello richiesto ed ottenuto con un ricorso al Tar di Brescia e l’impegno di uno studio legale, che ha dovuto fornire l’ATS di Bergamo: nelle 65 strutture bergamasche hanno perso la vita in 2.255.Erano stati 992 nel 2019, a evidenziare un incremento complessivo del 127%!

Ottenere dati e fare informazione sulle morti dei nostri cari ed avere giustizia per i loro decessi sono gli intenti del nostro Comitato, ci chiamiamo Verità e Giustizia, Verità perché vogliamo che l’opinione pubblica sappia quello che è successo veramente ai nostri cari, rispetto alle ricostruzioni date dai vertici delle strutture e da chi politicamente li vuole proteggere.

Pretendiamo la verità sulla loro gestione nel periodo pandemico.

Esigiamo la verità per capire le ragioni del silenzio, dell’immobilismo delle Istituzioni, del ritardo di azione concreta e del perché della scelta di sacrificare un’intera generazione fatta di persone con una ricchezza di esperienze, quella della guerra, della lotta antifascista e della costruzione della Repubblica, la prima generazione che ha potuto fruire della Costituzione, che ha all’articolo 3 scritto:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

e che all’art. 32 dice:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”

Una generazione che si è vista, qui in Lombardia, giudicata nella propria condizione di sofferenza dalla delibera XI/3018 del 30/3 che ha impedito loro di avere le cure necessarie, che di fatto ha sancito l’eutanasia da abbandono.

Ci battiamo perché emerga il fatto che il sistema socio-sanitario abbia deciso nell’emergenza, dovendo decidere dove indirizzare le risorse, abbia scelto di sacrificare una parte della popolazione.

Abbiamo la certezza che i nostri cari, non siano morti perché hanno avuto la sfortuna di aver incontrato il virus e purtroppo non ce l’hanno fatta: sono persone che dovevano essere curate e protette e non hanno avuto possibilità di essere protette e curate nel loro diritto di cittadini.

Quel che non ci spieghiamo è come sia stato possibile che nessuna Istituzione abbia riflettuto sul fatto che le RSA sono un concentrato di popolazione a rischio.

La chiusura  degli Istituti ai parenti, ha spesso favorito il voler occultare “fuori” ciò che accadeva “dentro”. Alcuni gestori hanno scelto di mettersi in sicurezza velocemente, a volte bypassando le stesse indicazioni regionali; altri hanno tentato di mantenere una normalità che salvaguardasse equilibri sempre più precari, compreso il caso dell’improvvido divieto dell’uso di mascherine. La meglio l’hanno avuta probabilmente quelli che hanno scelto di giocare da subito in trasparenza: assumendosi il rischio delle scelte e comunicandole alle autorità, al proprio personale e alle famiglie.

Tutto ciò, per nostra esperienza non è successo a Crema, come abbiamo voluto far sapere, facendo esposti e dando disponibilità a testimoniare in Procura.

Chiediamo che la Giustizia faccia le proprie considerazioni, indaghi e qualora accerti responsabilità oggettive, emetta le giuste pene per chi ha sbagliato, per chi ha agito con superficialità sulla gestione, su chi non ha garantito la protezione dei nostri cari, su chi ha non deciso o chi ha deciso in modo errato.

Chiediamo Giustizia per andare contro il pensiero ricorrente “ tanto erano anziani e malati, quindi il Covid ha accelerato il percorso verso il fine vita”

Chiediamo Verità e Giustizia per sconfiggere il silenzio dei tanti sulla questione RSA, sul fatto che vige una cultura che fa dell’anziano una merce preziosa, per il profitto di pochi, ma allo stesso tempo lo priva della dignità di cui avrebbe diritto.

Vogliamo aderire ad un progetto che riveda le RSA non più come le strutture che abbiamo visto fino ad oggi, ma che si apra un confronto pubblico, teso alla ricerca di soluzioni alternative: soluzioni abitative strutture con un numero limitato di ospiti, modello case famiglia, valorizzare l’assistenza domiciliare, fornire servizi sociali territoriali che permettano di condurre una vecchia serena, dignitosa, ricca di relazioni e di scambio ed assicurare le necessarie prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.

Ringraziando per il cortese spazio dedicatoci, porgiamo cordiali saluti

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