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I sindaci fuoriusciti da Scrp
rispondono alla relazione di
Casorati: 'Respingiamo accuse'

Gli otto sindaci receduti da Scrp rispondono al presidente dell’area omogenea Aldo Casorati: “Respingiamo con forza e senza esitazioni l’accusa di essere usciti da Scrp per una mera questione economica. Per incassare le nostre quote. Non è così. Lo diciamo forte e chiaro. Il nostro dissenso non è frutto dell’improvvisazione, ma di una critica costante e puntuale iniziata alcuni anni  fa ed esplicitata senza reticenze durante tutte  le assemblee di Scrp alle quali abbiamo partecipato, ma sempre risultata voce nel deserto”.

“Casorati insite nel sostenere che i nostri comuni incasserebbero le quote senza avere sborsato nulla. Ma se i nostri comuni non hanno sborsato nulla, neppure gli altri comuni hanno messo nulla – spiegano i sindaci – Il corrispettivo delle quote non è frutto di una nostra invenzione, ma di un valutazione delle azioni fatta da una società specializzata incaricata dalla stessa Scrp. Valutazione approvata dall’assemblea dei soci durante la seduta di bilancio 2017 e non contestata durante l’arbitrato, quindi accettata senza eccezioni dalla controparte”.

I primi cittadini sostengono di aver esercitato un “diritto previsto dal codice civile e confermato durante un’assemblea dei soci dell’aprile 2017 dall’allora presidente del consiglio di amministrazione di Scrp. A una precisa domanda di un socio sulla possibilità di recesso, il presidente ha risposto «Con la modifica statutaria Scrp potrà appaltare l’affidamento di servizi di interesse generaleeconomici e non, lavori e acquisizioni di beni e servizi». Saranno «eliminate alcune attività dell’oggetto sociale, di fatto ormai superate da tempo. Trattandosi di una modifica sostanziale del precedente indirizzo societario i soci che lo volessero potranno esercitare il diritto di recesso». Riposta riportata dai media e mai smentita. Facciamo infine notare che nonostante questa dichiarazione, l’indicazione del codice civile e la legittimità del nostro diritto sancito dal risultato del Lodo, l’assembla dei soci (come sottolineato da Casorati) ha voluto andare per vie legali in nome dell’unita del territorio”.

“Ci sia concessa una considerazione amara: non è rivolgendosi agli avvocati che si tiene unito il Cremasco. Non si ottiene l’unità costringendo un socio a restare in una società se non vuole rimanerci. A maggior ragione se esercita il suo diritto di andarsene. Senza dimenticare che non si costruisce l’unità di un territorio con una società.  Questa è la realtà. Il resto è accademia e soldi spesi per le spese legali”.

I sindaci receduti

Gabriele Gallina          sindaco di Soncino
Antonio Grassi             sindaco di Casale Cremasco Vidolasco
Roberto Moreni           sindaco di Casaletto di Sopra
Rosolino Bertoni          sindaco di Palazzo Pignano
Attilio Polla                   sindaco di Romanengo
Nicola Marani               sindaco di Salvirola
Mauro Agarossi            sindaco di Ticengo
Angelo Barbati             sindaco di Trescore Cremasco

 

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