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La scuola e il Covid:
come cresceranno
questi giovani alunni?

E’ finita un’epoca. Lo tsunami covid 19 ha inciso sul lavoro, sulle relazioni sociali, sulla scuola. Su tutto. All’improvviso si è scoperta la vulnerabilità del mondo di oggi e l’imprevedibilità di quello di domani. Le sicurezze hanno ceduto ai dubbi. La natura ha ribadito la sua superiorità su scienza e tecnologia.

Il futuro prossimo appare incerto e con molteplici scenari.  Su un punto non c’è discussione: s’imporranno nuovi stili di vita. I pessimisti prevedono una società distopica con meno libertà e differenze di classe più marcate. Un’oligarchia di tecnocrati al di sopra dei governi nazionali deciderà la sorte dei cittadini. Gli ottimisti propendono invece per un società più collaborativa ed equa, meno schizofrenica. Auspicano un progresso tecnico-scientifico sintonico con quello sociale. Pensano a un mondo smart, ma non considerano la tecnologia risolutiva delle questioni sociali.

Il prevalere di una o dell’altra ipotesi, con varie declinazioni e sfumature, non potrà prescindere dal qui e ora. Dalle scelte di oggi e dei prossimi mesi. E’ il tempo dell’impegno per contrastare la presenza endemica del virus, con la speranza di sconfiggerlo definitivamente, ma è anche l’ora di preparare il domani senza dimenticare che chi semina vento raccoglie tempesta.

Le misure di contenimento del covid e i problemi umani e socio-economici connessi hanno generato un’onda di disagi psicologici, ansia e paure, da diventare essa stessa emergenza. Onda che non s’infrangerà sugli scogli dopo la sconfitta definitiva del bastardo, ma si protrarrà negli anni successivi.

In questi giorni è iniziata la scuola con regole ferree che limitano i contatti interpersonali e gli spostamenti dei bambini e dei ragazzi. Questo regime coercitivo, necessario per evitare il contagio, inciderà sui comportamenti futuri degli alunni e si presume non in maniera positiva.

Se alla materna, primo approccio di vita sociale di un individuo, i virgulti sono costretti a entrare e uscire da ingressi separati, senza darsi la mano, camminare su percorsi rigidi segnati sul pavimento, giocare in spazi delimitati da barriere o nastri divisori, come cresceranno?  Che adulti diventeranno? Non c’è bisogno di scomodare Maria Montessori – quest’anno cadono i 150 anni della nascita –  per capire che queste regole non sono una flebo per un equilibrato sviluppo. E il rischio che i virgulti appassiscano o si sviluppino in maniera poco armonica è dietro l’angolo. E’ in queste barriere, all’interno di questi spazi, lungo questi percorsi obbligati.

Gli insegnanti faranno del loro meglio e anche di più per alleviare il disagio della nuova scuola, ma non si può chiedere loro i miracoli.

Quali sono gli interventi previsti per affrontare i danni collaterali del virus e le loro ripercussioni sulla società di domani? In altre parole, quali gli investimenti ipotizzati per contrastare la probabile, comunque possibile, emergenza psicosociale dei prossimi anni?

I media nazionali e locali hanno dedicato centinaia di servizi sui modelli sanitari post covid e molto si è dibattuto e si dibatte sugli investimenti per realizzarli.  La nostra provincia con i tre presidi ospedalieri di Cremona, di Crema e Casalmaggiore è stata molto attiva su questi temi e sull’assetto sanitario territoriale e merita un plauso.

Se tutto questo è giusto e doveroso, è altrettanto giusto e doveroso che una maggiore attenzione venga dedicata all’aspetto in ombra della questione, ai danni collaterali accennati sopra. Nessuno contesta quanto fatto e la contingenza impone di intervenire per evitare contagi e morti, ma sarebbe miope non dedicare attenzione alle ripercussioni psicologiche e comportamentali.  E’ giusto sconfiggere il virus, ma senza dimenticare la sua eredità.

Brutti tempi ci aspettano. E, all’improvviso,  Compagno di scuola di Venditti è diventato archeologia.

Antonio Grassi

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