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Camici, Fontana in Consiglio
Regionale: 'Non tollero che
si dubiti della mia integrità'

“Ho deciso di essere qui non solo per affermare la verità dei fatti, ma anche per voltare pagina e affrontare con forza la volontà di andare oltre, affrontando un presente pieno di incognite e guardando alle sfide del futuro”. Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha iniziato questa mattina, lunedì 27 luglio, il suo intervento nell’aula del Consiglio regionale dove si è presentato per riferire sulla fornitura di camici e altri dpi da parte di Dama Spa. Fontana, risulta infatti indagato nell’inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altri dispositivi di protezione da parte di Dama, società gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie del presidente della Lombardia, Roberta Dini, detiene una quota del 10%.

Secondo le indagini, riferisce l’Ansa, quell’affidamento diretto senza gara della fornitura, che risale al 16 aprile, sarebbe avvenuto in conflitto di interessi e l’ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio, dopo che la trasmissione Report iniziò ad indagare sulla vicenda. Dama, oltre tutto, avrebbe voluto guadagnare provando a vendere 25mila camici (dei 75mila totali di cui 50mila donati) anche a fine maggio con un prezzo di 9 euro a camice, invece che 6 euro che era il prezzo proposto ad Aria. Il Corriere della Sera, inoltre, spiega che “la trasformazione del contratto non è mai stata registrata”. Secondo quanto scrive il quotidiano, i pm hanno cercato, senza trovarla, all’interno di Aria, la centrale acquisti regionale, la delibera con la quale la fornitura dal valore di 513mila euro firmata il 16 aprile è stata trasformata il 20 maggio in donazione, e sono arrivati quindi alla conclusione che non esiste. Quindi, formalmente sarebbe ancora in essere il contratto che prevede la consegna di 75mila camici alla Regione, che ne ha ricevuti invece poco meno di 50mila.

“Il fascicolo sulla fornitura dei camici viene aperto sulla base di una segnalazione di operazioni sospette trasmesso alla procura di Milano dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza”, aveva spiegato sempre all’Ansa il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, che coordina le indagini assieme ai pm Furno, Scalas e Filippini, riferendosi alla segnalazione fatta dalla Unione Fiduciaria di un bonifico (poi bloccato) di 250mila euro da parte del governatore della Lombardia Attilio Fontana alla Dama con la causale che si riferiva ai camici. Romanelli ha confermato che il governatore è indagato per frode in pubblica fornitura.

Fontana ha quindi dichiarato in Consiglio: “Non posso tollerare che si dubiti della mia integrità e di quella dei miei familiari. Il mio coinvolgimento, se di coinvolgimento si può parlare, è quello qui illustrato, nulla di più né di meno, se non il fatto che Regione Lombardia non ha speso un euro per i 50mila camici”. “Si è molto parlato della vicenda della fornitura dei camici divulgata dalla più faziosa informazione con un refrain ripetuto all’inverosimile ‘Dama società del cognato del presidente’”, ha detto ancora Fontana, sottolineando inoltre che “l’inchiesta di Report è stata annunciata con toni scandalistici”. “Ora – ha aggiunto – se ne occupa la magistratura. E’ da pochi giorni che ho appreso che mi attribuisce un ruolo nella trasformazione della fornitura in donazione”.

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