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L'intervento del sindaco
di Soncino dopo il dibattito
tra Bonaldi e Grassi

Sabato 8 febbraio presso il Comune di Crema si è tenuto un incontro organizzato dal sindaco di Crema Stefania Bonaldi e dal sindaco di Casale Cremasco Antonio Grassi, sul ruolo dei sindaci e sul rapporto tra i comuni grandi e piccoli e le forze politiche del territorio cremasco.
Pur essendo arrivato all’incontro tardi, in quanto prima mi ero recato a portato l’ultimo saluto ad un amico, ho potuto farmi un quadro degli argomenti trattati nella mattinata tramite alcuni interventi e il confronto successivo scaturito sulla stampa.
Sia nella veste di sindaco di Soncino, che come è noto è tra i comuni che hanno esercitato il recesso da Scrp, che per l’incarico provinciale di partito che ricopro non posso che esprimere soddisfazione per le analisi e i buoni propositi emersi durante l’incontro.
Condivido il pensiero della Bonaldi quando sostiene che tra i sindaci dovrebbero esserci meno personalismi e più protagonismi e concordo con Grassi quando afferma che i grandi comuni devono essere da guida e da sostegno per quelli più piccoli, senza imporsi con la logica dei numeri.
Gli organismi politici, come le aree omogenee, devono essere condotte alla ricerca della massima condivisione e non devono essere fonte di incomprensioni tra i sindaci.
Ha detto bene Virginio Venturelli quando ha fatto riferimento agli “effetti negativi della superficialità e della improvvisazione legislativa” sul tema del riordino degli enti locali.
Relativamente alle società partecipate, invece, per non creare confusione, si deve decidere quale metodo di gestione delle assemblee dei sindaci si intende mettere a fondamento. Se le si vuole condurre con logiche societarie, quindi a maggioranza, si ha tutto il diritto di farlo, ma poi non ci si deve stupire o preoccupare se i soci agiscono di conseguenza recedendo dalle società mediante legittime procedure societarie. Se invece anche le società le si vuole intendere, come mi è capitato di sentire in diverse occasioni, come una sorta di estensione degli organismi politici, allora le logiche di gestione delle assemblee delle partecipate non possono più essere societarie dove si fanno valere le maggioranze, ma bensì politiche. Entrambi i metodi di gestione vanno bene ed hanno pro e contro; basta avere le idee chiare in partenza.
Il dialogo e il confronto ritengo siano sempre la migliore forma per affrontare le diversità di vedute. Non si deve però cadere nell’errore di credere che ogni confronto debba per forza sfociare in una condivisione ultima. A volte serve più tempo per far maturare le diverse posizioni e si deve avere l’accortezza di sospendere il percorso, piuttosto che giungere a decisioni dettate da forzature.
È normale che sindaci di comuni grandi e sindaci di comuni piccoli abbiano a volte idee diverse sulla gestione dei servizi e del territorio, come è ovvio che le forze politiche possano avere orientamenti differenti nella risoluzione dei problemi sociali.
Di conseguenza sarebbe già un buon risultato riuscire a condividere soluzioni almeno su alcune delle questioni importanti del nostro territorio, soprassedendo altre volte se non si riesce a giungere a definizioni condivise.
Sono sempre da evitare le forzature!
In conclusione, mi sento di raccogliere sia come sindaco che come segretario provinciale di Forza Italia, i segnali di apertura al dialogo e alla condivisione emersi in questo incontro.

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