Un commento

Craxi e le questioni
ancora aperte

Lettera scritta da Per la  Comunità socialista cremasca: Virginio Venturelli

La Comunità socialista cremasca, in occasione del ventennale della morte di Craxi ( 19-1-2000 ) sotto i riflettori in tanti libri e ricostruzioni cinematografiche, interviene con una propria riflessione principalmente rivolta alle questioni rimaste irrisolte.

Il tempo trascorso comincia ad essere sufficiente per un bilancio complessivo del ruolo di Bettino Craxi nel PSI e nelle istituzioni, senza  esaltazioni postume, ma nemmeno con delle omissioni sulle sofferenze del popolo socialista patite  per la cancellazione del loro partito.

I socialisti più coerenti con la loro tradizione, non hanno mai negato a Craxi   l’ apprezzamento dovuto per aver risollevato il partito dallo sconfortante risultato elettorale del 1976,  ma,  occorre sottolinearlo, non hanno nemmeno esitato a criticarlo, a suo tempo, per aver tollerato il rampantismo ed il malcostume di troppi esponenti,  apparsi negli ultimi anni della sua gestione.

Questi fatti, sia pure da giudicare con il giusto discernimento, vanno ricordati sempre perché sono stati la causa principale della discriminazione generalizzata  riservata a  chiunque provasse solo a pronunciare il termine  socialista.

La denuncia del sistema illegale di finanziamento ai partiti, fatta da Craxi in Parlamento nel 1992, senza che nessuno lo confutasse,  non fu assolutamente  sbagliata, sollecitava una soluzione politica al fenomeno,  l’errore politico che il PSI per intero ha pagato, fu compiuto dopo, allorchè decise di ritirarsi ad Hammamet,  in coerenza con l’epitaffio che ha voluto si incidesse sulla sua tomba : la mia libertà equivale alla mia vita.

Ciò premesso, Craxi è ricordato giustamente per tantissime altri episodi legati al suo Governo :  tra i più noti la vittoria nel referendum sulla scala mobile del 1985,  la prova di indipendenza nazionale fornita a Sigonella, a quelli meno conosciuti, in appoggio a tutte le cause di liberazione contro le dittature fasciste e comuniste, compresa quella palestinese nei confronti di Israele.

Con Craxi l’Italia divenne la quinta potenza industriale del mondo, mentre il debito pubblico, alla fine della sua esperienza di governo, raggiunse l’87 per cento del Pil, contro il 133 attuale, con uno sviluppo annuale doppio rispetto alla media europea, mentre oggi é la metà.

A fronte di tutto questo, per ricordare utilmente Bettino Craxi, i socialisti italiani non devono limitarsi ad ottenere qualche dedica nella toponomastica stradale, ma  bensì riprendere con orgoglio alcune delle questioni rimaste aperte, dopo la sua scomparsa.

Quella della diaspora innanzitutto che deve essere ricomposta superando irreversibilmente i rancori che ancora esistono all’ interno dell’area socialista, da anni senza più un simbolo identitario sulle schede elettorali.

Secondariamente, necessita distinguersi e non assecondare, per qualche briciola di visibilità,  leggi elettorali, governi e  comportamenti in essere, del tutto inadeguati e frutto della falsa rivoluzione, contrastata isolatamente da Craxi nella prima repubblica, con il proprio sostegno al  ruolo dei partiti,  della politica, delle Istituzione e dello Stato.

Con maggiore determinazione occorre riportare all’ordine del giorno, i temi della immigrazione incontrollata proveniente dall’Africa verso l’Europa, i problemi  conseguenti la miope applicazione dei vincoli della Unione Europea, delle privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge, fonti di distorsioni sociali, economiche e finanziarie, preannunciate  con lungimiranza  da Craxi.

Va attualizzata, senza alcuna subalternità, la discussione, con gli eredi del PCI-PDS-DS,  sull’ “Unità Socialista” proposta da Craxi  dopo la  caduta del muro di Berlino, e  rifiutata,  dagli stessi, per andare oltre, fino all’accordo con i post-democristiani e la costituzione del PD, oggi non  ancora coeso sui propri obiettivi.

Dobbiamo tutti moltiplicare i nostri impegni perché in Italia e si affermi una nuova generazione politica che riscopra i riferimenti essenziali del socialismo tra cui : la libertà, la pace, la tolleranza, la solidarietà e l’ internazionalismo.

In ogni modo dobbiamo evitare che le vicende di tangentopoli, cancellino immeritatamente l’ultra-centenaria storia del movimento socialista italiano,  che prima di Craxi ha avuto tra i suoi massimi esponenti: Turati, Matteotti, Nenni, Lombardi  e Pertini.

È un dovere che non possiamo delegare a nessun altro, lo dobbiamo principalmente ai giovani, oggi disorientati ed in balia di un liberismo sempre più aggressivo, senza alternative credibili.

 

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