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Caso Signoroni, l'esperto:
'Situazione complicata, non
è detto che fosse ineleggibile'

Tutta la questione ruota attorno alla deliberazione numero 150 del 24 novembre 2017. E’ l’atto con il quale l’allora presidente della Provincia Davide Viola nomina il consiglio di amministrazione dell’Ato, l’azienda speciale dell’ufficio d’ambito di Cremona, che si occupa dei servizi idrici territoriali. Consigliere con l’incarico di vicepresidente viene nominato Mirko Signoroni, eletto due anni dopo, il 25 agosto 2019, nuovo presidente della Provincia. I due incarichi sarebbero incompatibili, ma soltanto ieri, con la comunicazione inviata dal segretario generale Maria Rita Nanni ai consiglieri, il tema è divenuto di dominio pubblico. Una questione che spetterà ai giuristi chiarire: l’avvocato Antonino Rizzo, esperto di diritto amministrativo da noi interpellato questa mattina,, sostiene che il problema è più complesso di quanto possa apparire, anche se ad un primo, sommario giudizio, non è detto che sussista un profilo di  ineleggibilità come invece sostiene il segretario generale nella sua comunicazione.

Nella delibera di nomina del Cda dell’Ato risalente a due anni fa è scritto testualmente che “il presidente e il consiglio di amministrazione (dell’ATO, ndr) rimangono in carica per il periodo di vigenza del mandato del presidente della Provincia e comunque fino all’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione”: frase contraddittoria, perchè da un lato lascia intendere che Signoroni fosse decaduto dall’incarico a far tempo dal 25 maggio, quando Viola, cessata la carica ai vertici dell’ente, passa il testimone al vice Rosolino Azzali; ma dall’altro, sembra che la carica resti valida fino all’insediamento di un nuovo Cda, cosa non ancora avvenuta.

Insomma, un guazzabuglio legale che  mette a rischio la credibilità di un ente che dalla riforma incompiuta di Delrio naviga in acque tormentate e con sempre meno fondi a disposizione per svolgere le funzioni che ancora competono.

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