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Ozono da sette giorni
sopra il livello limite. Ora
salgono anche le Pm10

Aria irrespirabile a Crema, dove nonostante la stagione estiva, quando solitamente il problema delle polveri sottili non esiste, i valori delle Pm10 hanno superato, sebbene di poco, i limiti previsti dalla legge, pari a 50 microgrammi per metro cubo, ormai da due giorni. Ma la vera emergenza riguarda l’ozono, i cui livelli ormai da sette giorni sono superiori al valore obiettivo è il massimo giornaliero della media mobile su otto ore consecutive, (che viene determinata esaminando le medie consecutive di 8h, calcolate in base ai dati orari e aggiornate ogni ora), fissato a 120 µg/m3 (da non superarsi per più di 25 giorni all’anno)

In particolare, nella giornata di martedì 23 luglio, la stazione di Arpa Lombardia ha misurato per la stazione di via XI Febbraio ha misurato ben 183 microgrammi per metro cubo. Una situazione che è comunque analoga in buona parte della Lombardia.

Si tratta di parametri da tenere monitorati con particolare attenzione, soprattutto a fronte dei numerosi effetti nocivi di questa sostanza per la salute umana: riduzione della funzionalità polmonare e irritazione degli occhi. Anche i materiali subiscono effetti negativi (cracking delle gomme) e le piante subiscono il blocco della fotosintesi (con conseguenti danneggiamenti delle coltivazioni anche distanti dai centri abitati).
Per prevenire la formazione di ozono troposferico, bisogna agire sul suo precessore: gli ossidi di azoto che si formano nei processi di combustione e i COV. Per ridurre le emissioni di questo inquinante, la combustione può avvenire in diversi modi: combustione a più stadi, ricircolo dei gas di combustione, controllo della temperatura, premiscelazione del combustibile gassoso col comburente, combustione catalitica.

Ma l’allarme arriva anche dall’Ats Valpadana, che periodicamente pubblica il bollettino giornaliero che fornisce la classe di disagio per il giorno in corso e la previsione per i due giorni successivi. Un disagio che per questi giorni è definito come ‘forte’, a causa delle alte temperature unite all’alto grado di umidità. La valutazione della classe di disagio è basata infatti sull’indice “Humidex” (Masterton J.M., Richardson F.A., 1979) con scala di intensità riadattata da Arpa-Smr Lombardia. Il ‘Disagio forte’ si presenta laddove l’humidex è compreso tra 40 e 54 e definisce un clima torrido, in cui “evitare sforzi, restare all’ombra” e che potrebbe portare a colpi di calore, crampi e spossatezza.

IL BOLLETTINO ATS

Laura Bosio

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