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Ripartire dal sogno di pace dei
Padri fondatori per dare un
futuro all’ideale di un’Europa unita

Lettera scritta da Antonio Agazzi - Capogruppo Forza Italia a Crema

Gentilissimo Direttore,
resto dell’idea che, se l’Europa vuol tornare a ‘scaldare il cuore’ dei popoli che la compongono, vuole cioè riprendere a essere l’Europa dei popoli e dei cittadini, occorre ripartire dall’ideale e dal sogno di cui si nutrirono i Padri fondatori e a questo ideale, a questo sogno, riaffezionare i giovani; verificare se le difficoltà di oggi non derivino dal fatto che siamo stati timidi nell’osare, che abbiamo avuto qualche gradualità di troppo nel procedere sul terreno di una più compiuta integrazione. E il sogno dell’Europa unita – mi piace ricordarlo, perché si tratta di fatti storici – nasce nei primi anni del secondo dopoguerra, all’indomani della tragedia della Seconda Guerra Mondiale, e nasce in primis – forse non casualmente – nella mente e nel cuore di tre esponenti di altrettanti Stati – un italiano, un tedesco, un francese – accomunati da due fattori, che hanno molto agevolato la Loro intesa: la conoscenza della lingua tedesca e il fatto di essere tutti e tre esponenti di partiti d’ispirazione cristiana; mi riferisco, ovviamente, ad Alcide De Gasperi, a Konrad Adenauer e a Robert Schuman. Uno dei primi mattoni dell’edificio dell’integrazione europea è stata la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Ebbene, anche questa, che sembra essere una collaborazione di ordine meramente economico, è stata il frutto di un sogno di pace; perché l’Europa nasce dall’idea di garantire la pace e, da questo punto di vista, è stata un successo storico. Nel caso specifico, si voleva impedire che si originasse ancora – tra la Francia e la Germania, produttori di carbone e di acciaio – una contesa finalizzata a garantirsi la prevalenza sul mercato. E l’italiano De Gasperi – rappresentante di un Paese che pure non aveva grandi interessi in questo segmento economico e merceologico – aderisce e aderiscono, in tutto, sei nazioni, a questo embrione di integrazione europea, che sembra economico ma risponde al desiderio di assicurare la pace, commerciale e tra le nazioni. E poi, ancora, la Comunità Europea della Difesa e il sogno di Alcide De Gasperi – purtroppo rimasto irrealizzato, perché siamo stati troppo timidi – di un esercito comune europeo. Fosse nato l’esercito europeo – e gli ultimi anni di vita di De Gasperi, quelli del ritiro dalla politica attiva, sono ‘costellati’ di lettere in cui esorta a procedere in direzione della costituzione di un esercito europeo -, forse, quando è stata scritta la Costituzione europea, si sarebbe partiti da uno stadio più avanzato di integrazione e, probabilmente, avremmo avuto una Costituzione capace di osare di più. Serve più Europa, secondo me, non meno Europa, ma più Europa intrisa di questa idealità. E De Gasperi fu anche agevolato, a pensare in questa direzione, dal fatto di essere stato parlamentare a Vienna, di aver vissuto l’esperienza di un Parlamento – quello dell’Impero asburgico – in cui collaboravano rappresentanti di un vero e proprio mosaico di nazioni e di gruppi etnici: ungheresi, galiziani, cechi, sloveni, croati, rumeni, italiani e altre popolazioni ancora. In fondo, l’Unione europea è il tentativo di dare concretezza a un sogno antichissimo, quello di Carlo Magno, di Carlo V, di Giuseppe Mazzini… Certo, se l’interlocutore è un imprenditore, occorre illustrare le opportunità di finanziamenti e contributi che l’Europa offre. Ma se vogliamo riaffezionare i giovani all’ideale dell’Europa unita – un tentativo intelligente in tal senso fu il Progetto Erasmus, per gli studenti universitari -, se vogliamo garantire un futuro all’Unione Europea, dobbiamo ricordare Loro che questo tentativo – per quanto attuato in modo imperfetto, timido, graduale, quindi ancora incompiuto – ha, comunque, garantito la pace a tutti noi, che siamo nati e cresciuti senza sperimentare conflitti tra nazioni che hanno caratterizzato, invece, la storia europea precedente. Inoltre, le sfide epocali che abbiamo di fronte non paiono facilmente affrontabili dalle singole nazioni, in ordine sparso: i fenomeni migratori, il baricentro geo-politico che non è più quello euro-atlantico ma ha come perno, già oggi, l’Oriente del globo, dal punto di vista demografico ed economico. C’è un’esigenza pressante di una politica estera comune dell’Europa, unico antidoto a un esercizio nocivo delle singole prerogative nazionali che può generare enormi criticità, come si vede oggi platealmente in Libia, con importanti Stati europei più o meno coinvolti nel sostegno a fazioni diverse che si fronteggiano. Davvero servirebbe un’Europa capace di parlare con una voce sola”.

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