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Truffa milionaria: a processo
ex funzionaria Credito Padano
La banca chiederà i danni

Gli avvocati Gian Pietro e Monica Gennari e Cesare Gualazzini

Al via il processo a carico di Daniela Zignani, di Pizzighettone, ex responsabile della filiale di San Bassano del Credito Padano, attualmente istruttore amministrativo presso l’ufficio anagrafe del comune di Lovere, accusata di aver effettuato operazioni sospette ai danni di alcuni clienti della filiale di San Bassano, come titoli trasferiti e venduti all’insaputa dei clienti e polizze assicurative incassate da soggetti diversi dai contraenti. Davanti al giudice Giulia Masci, la Zignani, arrivata a processo per citazione diretta a giudizio, deve rispondere del reato di truffa aggravata dal danno di rilevante entità e per aver abusato del rapporto di lavoro con la banca. Dal 2011 al 2017 si sarebbe impossessata di un importo complessivo di 675.000 euro, dopo aver sottratto, tra il 2003 e il 2010, sempre con le stesse modalità e con alcune operazioni di cassa, una somma pari a 1.460.000 euro.

Oggi l’istituto di credito, attraverso l’avvocato Gian Pietro Gennari, si sarebbe costituito parte civile, ma a causa di una mancata notifica ad una delle parti offese, il giudice è stato costretto a rinviare l’udienza al prossimo primo ottobre. A presentare denuncia in procura, nel marzo del 2017, era stato il presidente dell’istituto di credito Antonio Davò, assistito dall’avvocato Gennari. A loro volta, i legali Monica Gennari e Cesare Gualazzini si erano occupati di effettuare azioni a tutela dei clienti. Una cinquantina le parti offese, tra singoli e nuclei familiari, per 16 atti di costituzione.

I casi individuati (alcuni sono già prescritti) erano stati portati alla luce dai controlli interni effettuati dalla banca nel febbraio dell’anno scorso. Si tratta di singole operazioni anomale, di media entità (tra i diecimila ed i venticinquemila euro), legate al trasferimento di titoli ed alla movimentazione di polizze assicurative effettuate dalla ex responsabile della filiale all’insaputa dei clienti, distraendo fondi per circa due milioni di euro. Tra i movimenti sospetti, anche alcune polizze assicurative stipulate da ospiti di una casa di riposo. Gli importi sarebbero stati riscattati e trasferiti su conti intestati a persone diverse da coloro che le avevano sottoscritte.

Secondo l’accusa, la Zignani, per impossessarsi delle somme di denaro dei clienti, avrebbe utilizzato “abusivamente moduli firmati in bianco o falsificando le firme degli interessati, trasferendo titoli e polizze vita intestati alle persone offese su dossier e conti correnti di suoi familiari o di terzi ignari, facendo poi confluire al proprio patrimonio, mediante bonifici e prelevamenti in contanti, le somme derivanti dalla liquidazione dei titoli e delle polizze”. “Indipendentemente dal trasferimento e dalla liquidazione di titoli e polizze” avrebbe poi “addebitato bonifici bancari sui conti correnti delle persone offese, facendo confluire, direttamente o mediante più giroconti, su conti correnti propri e di suoi familiari le somme sottratte”.

A scoprire gli ammanchi erano stati gli ispettori del Credito Padano incaricati di eseguire controlli periodici sulle attività delle varie filiali. A quel punto la banca, dopo aver effettuato i necessari approfondimenti, aveva contattato i clienti interessati per procedere al rimborso delle somme sottratte e aveva sporto denuncia contro l’ex titolare della filiale che nel frattempo era stata sollevata dal proprio incarico. “Con la sua condotta”, aveva dichiarato amareggiato il presidente Davò, “ha tradito la fiducia di tutti: clienti, colleghi e amministratori, esponendo la banca a un rilevante danno d’immagine”. “I clienti sono assolutamente tutelati”, aveva chiarito a sua volta il direttore generale Paolo Innocenti: “la banca è assicurata e tutti i clienti saranno risarciti”.

Sara Pizzorni

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