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Tante morti che si potevano
evitare: Cremona maglia
nera nel rapporto Mev(i)

Cremona bocciata per la mortalità evitabile, ossia i decessi, verificatisi prima dei 75 anni, che potrebbero essere evitati mettendo in atto interventi di prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapie. Ad analizzare la situazione è il rapporto MEV(i), elaborato da Nebo Ricerche sui dati rilasciati dall’Istat a gennaio 2018,

Il report analizza le informazioni suddivise per regioni e province in relazione al genere. Le morti evitabili sono risultate 105mila, pari al 20%, divise in cause trattabili con interventi di diagnosi precoce e di buona terapia e prevenibili con interventi di prevenzione primaria, di sanità pubblica, relativi alla lotta ai fattori di rischio.

Uno sguardo alla classifica complessiva vede la nostra provincia posizionata molto in basso, con valori superiori alla media italiana. In particolare Cremona si colloca al 68º posto nella classifica per provincia, con 24,55 giorni di vita pro capite perduti, con il dato ancor più preoccupante dell’85° posto per le cause prevenibili. Ancora peggiore il posizionamento nella classifica femminile, che ci colloga addirittura al 98º posto. Il nostro territorio si colloca sopra la media nazionale anche nell’ambito della mortalità trattabile (ossia quella che si sarebbe potuta curare) e di quella prevenibile.

Anche analizzando le mappe epidemiologiche che corredano il report, la situazione cremonese non è delle più rosee, specialmente andando a vedere i risultati delle singole patologie. Cremona si colloca infatti molto sopra la media italiana nell’ambito della mortalità evitabile per tumore, sia maschile che femminile. In particolare, numeri record per il tumore alla mammella, per quello dell’apparato diferente e peritoneo (maschile e femminile), e anche per quelli respiratori e degli organi intratoracici. Guardando ad altre patologie, dati sopra la media anche per patologie batteriche, come setticemia e tubercolosi.

A livello nazionale, le morti evitabili sono risultate 105mila, pari al 20%, divise in cause trattabili con interventi di diagnosi precoce e di buona terapia e prevenibili con interventi di prevenzione primaria, di sanità pubblica, relativi alla lotta ai fattori di rischio.
Il numero dei maschi è pari a 67mila unità, con 34mila morti trattabili e 53mila prevenibili, pari a due terzi del totale, mentre il restante terzo sono femmine con 38mila decessi di cui 25mila trattabili e 29mila prevenibili.

Laura Bosio

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