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Mons. Perego: 'L'operato
delle Ong non solo
va difeso, ma lodato'

“Il salvataggio in mare da parte delle Ong non solo va difeso ma va anche lodato”. Lo afferma oggi mons. Giancarlo Perego, origini cremasche, lo scorso maggio ordinato arcivescovo di Ferrara con cerimonia in Cattedrale a Cremona – già segretario della fondazione Migrantes della Cei e fondatore della Casa dell’Accoglienza di Cremona. Mons. Perego è stato intervistato dal quotidiano repubblica sul tema che sta scuotendo il Governo da qualche giorno, in seguito all’applicazione del codice di condotta del Ministero dell’Interno che impone alle Ong di accettare la presenza di agenti armati sulle loro navi nel Mediterraneo. Difende, in particolare, il ruolo sussidiario assunto dalle Ong, in conseguenza alla “latitanza dell’Europa” in quanto a regolamentazione dei flussi migratori.

“Credo che il codice etico che lo Stato vuole far sottoscrivere alle Ong sia ancora da rivedere”, afferma mons. Perego sul quotidiano. “Su questo, come su tanti altri punti del codice, si deve ancora lavorare, riflettere. In particolare, penso che una eventuale presenza militare sulle imbarcazioni delle Ong non farebbe altro che indebolire, e non facilitare, il salvataggio in mare che resta la prima cosa da salvaguardare in questo momento così difficile”.

Il punto non è tanto una scelta tra italiani e scafisti, quanto “semmai un altro e cioè il fatto che il Mediterraneo, in attesa di soluzioni nuove e di accordi migliori con la Libia, deve essere presidiato per tutelare le persone che non hanno altre vie di fuga. È sbagliato a mio avviso mettere in relazione le Ong all’azione degli scafisti, è un’equazione che mi pare assolutamente non corretta”. C’è poi il ruolo della Libia da considerare. “Temo che tutto sia nato a motivo del fatto che non c’è un accordo forte con la Libia. L’accordo è troppo debole e va a discapito del salvataggio in mare che invece deve rimanere centrale; ci sono troppe persone da salvare e da accogliere vista anche la situazione drammatica che si vive in terra libica”. Infatti – si conclude così l’intervista – “la maggior parte dei migranti che prendono il largo nel Mediterraneo lo fanno per fuggire dalle prigioni libiche, dalle violenze, dai soprusi sempre più terribili. È un grande problema umanitario. Le Ong lodevolmente salvano queste persone da un rimpatrio che sarebbe devastante per loro, per la loro vita “.

g.b.

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