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'Mafia in Lombardia, lo
dimostrano le operazioni
'Big Brothers' e 'Cotton''

Lettera scritta da Il Presidio di Libera Cremasco Danilo Dolci e Pippo Fava

Con il presente comunicato desideriamo sottoporre all’attenzione dei cittadini la presentazione della Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento per il primo semestre 2016 sull’attività svolta dalla Direzione Nazionale Antimafia, inviata alle Camere il 14 gennaio 2016. Secondo la relazione, “Il territorio lombardo si conferma quello maggiormente segnato dalle proiezioni ultraregionali della ‘ndrangheta, avendo fatto registrare la più alta concentrazione di locali (della ‘Ndrangheta, Ndr).

Le modalità di azione, o più correttamente di radicamento, appaiono sostanzialmente connesse ad un’opera di inquinamento del tessuto economico locale, in molti casi favorito dall’azione di insospettabili professionisti, imprenditori e rappresentanti della pubblica amministrazione collusi con gli interessi mafiosi. (…) Nelle province di Cremona e Mantova risentirebbero della presenza di elementi contigui a gruppi criminali di origine calabrese (…). Da segnalare, la confisca eseguita nel mese di gennaio dalla Polizia di Stato di Milano, a carico di due commercialisti calabresi, con studi a Milano e Crema, che avevano procurato ad una famiglia mafiosa siciliana da anni radicata in Lombardia, diversi prestanome per produrre fatture per operazioni inesistenti e per architettare canali per la circolazione e il reinvestimento dei profitti derivanti dalla gestione illecita di alcune piccole cooperative lombarde”. Nello specifico, la relazione parla delle confische operate a danno dei Fratelli Cristodaro e che coinvolgono beni anche nel territorio cremasco, soprattutto a Palazzo Pignano: il fatto che se ne parli all’interno della relazione, dimostra l’importanza che questi provvedimenti hanno avuto a livello nazionale e non solo locale.

La sopracitata relazione della DIA prende in esame solo il primo semestre del 2016: recentemente, altre notizie preoccupanti hanno coinvolto il nostro territorio in merito alle dinamiche dell’infiltrazione mafiosa al nord. E’ di gennaio l’operazione Big Brothers, le cui indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Lodi sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Lodi, hanno portato all’applicazione di 22 misure cautelari personali e sequestri di beni mobili ed immobili, per un valore complessivo pari a 1,3 milioni di euro per reati di spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione e reati contro la Pubblica Amministrazione. Big Brothers ha evidenziato un forte sistema di corruzione e di spaccio di stupefacenti che riguarda soprattutto la zona di Lodi e del Sud Milanese ma, tra le persone coinvolte tra le persone arrestate vi sono anche due cremaschi. Ancora, è partita proprio dal cremasco l’operazione che ha portato alla scoperta di una vero e proprio traffico di esseri umani, conclusasi con decine di arresti a fine gennaio. L’indagine della Polizia di Stato di Cremona, è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nella persona del Pubblico Ministero Ilda Boccassini. E’ più recente la condanna a 8 anni e 10 mesi inflitta a Giuseppe Nastasi, residente in un comune cremasco, per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, appropriazione indebita, riciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato la mafia, in relazione al processo relativo alle infiltrazioni mafiose in Fiera Milano. Amministratore di fatto del Consorzio Dominus, Nastasi è considerato uomo vicino a Cosa Nostra, legato alla famiglia mafiosa degli Accardo di Partanna e – stando agli atti depositati dal pubblico ministero Storari – “con atteggiamenti intranei” all’entourage del superlatitante Matteo Messina Denaro. Sempre pochi giorni fa, la notizia dell’Operazione Cotton, eseguita dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, in collaborazione con ufficiali giudiziari di Milano, Varese e Monza, che ha portato al sequestro, a Crema, di molti appartamenti e locali pubblici intestati ai 5 ex amministratori della società Cotonificio di Capitanata S.r.l., ora in fallimento. E’ del 13 febbraio l’operazione della DIA di Padova che ha coinvolto ancora la nostra provincia: una serie di misure cautelari per associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale sono state emesse nel nord Italia ed è stato indagato, tra gli altri, anche un imprenditore edile residente nel cremonese. Come associazione che si occupa prevalentemente di tematiche legate alla legalità e all’antimafia, riteniamo che il rapporto esistente tra il nostro territorio e attività criminose di tipo Mafioso sia molto preoccupante: pertanto, intendiamo segnalare e richiamare alla massima attenzione i giornali locali su queste vicende, perché i cittadini siano informati e consapevoli nel modo più completo possibile riguardo a quanto accade intorno a loro.

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