Cronaca
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Diceva di assistere zia malata ma faceva tutt'altro: nei guai una dipendente del Comune

E’ nei guai una dipendente del Comune di Crema, che ha abusato della Legge 104, la quale riconosce ai lavoratori tre giorni di permesso mensile retribuito, frazionabile in ore, per l’assistenza di persone con handicap in situazione di gravità a condizione che le stesse non siano ricoverate a tempo pieno presso strutture specializzate.

Ore di permesso, quindi, richieste per accudire l’anziana zia, ma in realtà utilizzate per i propri interessi personali. Questo è quanto scoperto dalle Fiamme Gialle cremasche.

La segnalazione è partita proprio dall’Amministrazione comunale al Comando della Gdf di Crema, dopo i sospetti e i richiami, effettuati alla dipendente dalla dirigenza del Comune. I militari hanno quindi avviato un’indagine, portata avanti tramite osservazione occulta riferita a 9 permessi, fruiti sempre di pomeriggio e su di un arco temporale di circa 30 giorni, constatando come la signora, pensando di agire indisturbata, si recasse in pubblici esercizi per fare acquisti (in un caso è stata vista entrare in una gioielleria!) o presso la propria abitazione per le faccende domestiche, ma mai presso l’anziana parente, stabilmente dimorante nel lodigiano.

Ora la donna, denunciata, dovrà pagare il danno erariale e di immagine al Comune costituito dalle ore di lavoro retribuito e non prestato dalla dipendente. Il procedimento disciplinare, avviato dal Comune, può portare al licenziamento per giusta causa, inoltre la Gdf ha interessato la Corte dei Conti e segnalata la condotta al Prefetto, che provvederà a stabilire la sanzione pecuniaria, variabile tra i 5.164 e i 25.822 euro.

 

“L’attività delle Fiamme Gialle si inserisce nell’ambito delle azioni a contrasto degli illeciti nel settore della Spesa Pubblica e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione, sia per quanto concerne i più gravi reati di corruzione sia, come in questo caso, fatto emergere, è opportuno rimarcarlo, grazie alla essenziale collaborazione dell’Amministrazione comunale, in cui è stato commesso un abuso di una norma che tutela le persone bisognose. Queste ipotesi di “malcostume” generano, da una parte, una forma di grave iniquità nei confronti di chi effettivamente ne ha bisogno e, dall’altra, inefficienze, sprechi nonché un grave danno di immagine nei confronti della Pubblica Amministrazione e dei tanti pubblici dipendenti, che quotidianamente svolgono con professionalità ed impegno il loro lavoro”.

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