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Area vasta Adda Serio: si allarga il fronte del sì

Uno scorcio di Lodi vista dall'alto

Chi era pronto a spargere incenso sull’area vasta Adda Serio, seppellendo senza possibilità d’appello gli ultimi tre mesi di dibattiti, ha fatto i conti senza Lodi. Che anzi non alcuna intenzione di rassegnarsi alla bozza di ridefinizione dei confini approntata dalla Regione. Sulla sponda lodigiana al momento prevale un atteggiamento di cautela: c’è il desiderio di valutare nel dettaglio ogni ipotesi – sia quella cremasca, sia quella milanese – per non lasciare nulla al caso.

La conferma è contenuta in un documento redatto dall’Assemblea del Lodigiano a inizio mese. Punto di partenza è il contesto di forte incertezza nel quale i sindaci si trovano ad operare. Se nessun piatto della bilancia ha spostato l’equilibrio è perché non sono ancora state esplicitate le funzioni delle aree vaste – o cantoni, che dir si voglia. E da questo, osservano i sindaci, non si può prescindere nel valutare l’ergonomicità dei confini.

Da un lato, l’adesione alla Città metropolitana porta con sé la promessa d’iniezione di nuove risorse. Tuttavia il Lodigiano rappresenterebbe il 7% della demografia milanese, ciò a scapito del potere contrattuale. I sindaci escludono poi di poter giocare un ruolo da protagonisti costituendosi area omogenea, che non ha personalità giuridica. Ancora: le relazioni – produttive, educative e culturali – con Milano rimarrebbero tali pur aderendo ad un ente differente.

Il Cremasco, dall’altro lato, si presenta con forti affinità: produttive, sociali, culturali – e la prospettiva di acquisizione di un peso specifico non trascurabile. Penalizzano invece l’area vasta Adda Serio: il rischio di funzioni troppo limitate; l’incertezza delle risorse economiche; la difficoltà nel fare accettare a livello regionale e nazionale l’assemblaggio tra l’attuale assetto organizzativo – ad esempio in ambito sanitario, con Crema nell’Ats Valpadana – e i futuri confini degli enti locali.

Tuttavia l’ipotesi cremasca sta guadagnando consenso – si consideri che pochi mesi fa nemmeno era considerata. Tra i primi cittadini che la vedono di buon occhio c’è Daniele Saltarelli (Cavacurta): “l’area vasta con il Cremasco è più vicina al territorio – afferma – ci vede meglio inseriti nel contesto e porta con sé tutta una serie di ragioni di buon senso. Al contrario, l’aggregazione a Milano, pur non considerandola un male in sé, comporterebbe il rischio di una perdita di autonomia”.

Rispetto a Crema, Lodi non è ancora giunta al verdetto. Accogliendo l’invito degli omologhi cremaschi, una delegazione di sindaci parteciperà all’incontro di martedì prossimo in cui verranno delineati numeri e prospettive dell’aggregazione tra i due territori. “Una quarantina dei nostri Comuni valuta positivamente la proposta cremasca – conclude Saltarelli – ma per quanto sia una quota minoritaria, l’interesse inizia ad allargarsi”.

Stefano Zaninelli

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