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Scuole, sindaci cremaschi contro le “scelte unilaterali”

Ieri sera i consiglieri cremaschi erano pronti a far saltare il numero legale in Consiglio provinciale, per non consentire che il piano degli accorpamenti scolastici proposto dal presidente Vezzini venisse approvato. Ma non è servito: a bigiare l’appuntamento sono stati i colleghi cremonesi. Così la seduta non ha nemmeno avuto inizio e la messa in votazione è stata rinnovata a domani in seconda convocazione, con un quorum molto più basso.

Nel frattempo i dirigenti scolastici hanno elaborato un documento (intergale in allegato) nel quale esplicitano le criticità della proposta formulata dal presidente provinciale. “Il problema più grande ed evidente – spiegano – è legato alla assunzione e alla mobilità del personale”, poiché le sedi dell’Apc Marazzi, dello Stanga e del Munari “diventerebbero inevitabilmente l’ultima opzione dei nuovi insegnanti, dagli insegnanti precari e di tutto il personale scolastico perché chiaramente nessuno avrebbe l’interesse a scegliere una scuola, rischiando poi di trovarsi assegnato a cento chilometri di distanza”.

Parimenti si è mossa la politica cremasca. Molti i contributi che nei giorni scorsi hanno animato il dibattito. Oltre alla presa di posizione dei sindaci dell’area omogenea cremasca – sostenuta dai dirigenti scolastici – sul tema si sono espressi Retescuole, il Nuovo Centrodestra e il consigliere Antonio Agazzi, mentre in mattinata si è svolta la conferenza di Forza Italia.

Tornando ai sindaci, ieri sera è stata inviata una lettera al presidente Vezzini, siglata dal coordinamento dell’area omogenea cremasca e dai consiglieri provinciali Savoldi, Calvi, Bonaldi, Rossoni e Fiori. Rispetto al dimensionamento scolastico, scrivono, “non vi sono scadenze perentorie tali da dover imprimere un’accelerazione autoritaria, rischiando di rompere irrimediabilmente l’equilibrio di un territorio e la serenità degli operatori e delle operatrici della scuola”. Pur non rinnegando il ruolo della politica in tali scelte, sostengono la necessità di permettere ai docenti, alle amministrazioni, agli alunni e alle famiglie di partecipare alla discussione.

“Non facciamo mistero della nostra contrarietà ad operazioni chirurgiche mirate a salvaguardare solo gli interessi di due istituzioni scolastiche: la partita è ampia. Si tratta – aggiungono – di definire uno scenario che sarà quello entro il quale saremo chiamati ad operare nei prossimi anni, salvo ulteriori modifiche della Legge 107. Non siamo disposti ad accettare scelte unilaterali, incomprensibili perché costruite in modo semplicistico e ragionieristico, accorpando realtà disomogenee per storia, orientamento formativo ed indirizzo”. Al contrario, il percorso necessario ad una soluzione omogenea e condivisa richiede “il ritiro dall’Odg dei consigli provinciali previsti per oggi (ieri, nda) e mercoledì prossimo dell’argomento della definizione degli ambiti territoriali (13 e 14), ribadendo che gli stessi siano autonomi”. Se ciò non avvenisse, “tutti i portatori di interesse saranno mortificati e sviliti” e, annunciano in conclusione, “apriremo ad ogni forma di tutela prevista dalla Legge, per salvaguardare un sistema che, altrimenti, sarebbe irrimediabilmente compromesso da una scelta unilaterale non giustificata da motivi di urgenza”.

[Il documento elaborato dai dirigenti]
[La lettera inviata a Vezzini]

Stefano Zaninelli

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