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Accorpamenti scolastici, guerra Crema-Cremona

Galmozzi, Raimondi, Bonazza, Grassi, Bonaldi, Casorati, Savoldi

“Speravamo che il nostro gesto forte in Consiglio provinciale potesse riaprire il dialogo, invece abbiamo registrato che la provincia ha ingaggiato la prova di forza”. Lunedì si terrà un secondo Consiglio. All’ordine del giorno – in cima agli argomenti – la provincia ha reinserito, senza modifiche, la proposta di dimensionamento degli istituti “a scavalco”. Non solo: cosciente del malumore cremasco, ha fissato a mercoledì 1 giugno la seconda convocazione, dove il quorum per l’approvazione scenderà a 5 voti.

È quanto annunciato stamani in conferenza stampa a palazzo comunale. “Non ci spieghiamo né l’iniziativa né la fretta – ha commentato il sindaco Stefania Bonaldi – al contrario è chiaro che da parte della provincia ci sia la volontà di andare avanti a tutti i costi. È un comportamento arrogante e sbagliato, ancor di più considerando che il mandato del presidente Vezzini scade il 5 giugno, e che quindi il presidente stesso ne fa una questione di principio, irrispettosa nei confronti del territorio”.

Il fatto è noto: dei 3 istituti “a scavalco”, che hanno cioè una sede a Crema e una a Cremona, la proposta cremonese prevede di scindere gli istituti Munari e Marazzi, e di accorpare lo Stanga; proposta, questa, che non ha trovato il favore degli amministratori degli amministratori e dei dirigenti scolastici cremaschi.
Oltre all’ostinazione del presidente della provincia, a stupire è “il silenzio assoluto dei sindacati cremaschi – ha osservato Aldo Casorati, sindaco di Casaletto Ceredano – che hanno fato gestire ai cremonesi tutta la partita senza considerare i danni che la proposta di Vezzini avrebbe sui lavoratori cremaschi”.

Di certo lunedì sera i sindaci cremaschi che siedono in Consiglio provinciale non cambieranno la strategia. L’auspicio, ha affermato Gianluca Savoldi, sindaco di Moscazzano, “è che si possano almeno invertire i punti all’Odg e votare prima il riconoscimento dell’area omogenea cremonese-soresinese e quella casalasca, così com’è stato fatto per quella cremasca”. Rispetto invece agli accorpamenti scolastici, Savoldi ha spiegato che sarebbe stata l’occasione giusta per “riempire di contenuti i confini tracciati dagli ambiti scolastici territoriali (distretto cremasco e cremonese)”. Meno diplomatico, invece, Antonio Grassi, primo cittadino di Casale Cremasco Vidolasco: “se Cremona vuole la guerra – ha tuonato – allora l’avrà. Va bene utilizzare una dialettica forte, ma qui si tratta di prepotenza: quello che stanno mettendo in atto è un sopruso”.

Sconcertato s’è detto anche Attilio Galmozzi, assessore all’Istruzione del Comune di Crema: “il dimensionamento degli istituti scolastici non ha un termine perentorio – ha spiegato – io stesso avevo chiesto al presidente Vezzini, dopo aver incontrato i dirigenti degli istituti cremaschi, di non ingessarsi su questa posizione. Il rischio è che con l’introduzione dei nuovi ambiti scolastici territoriali, nei due distretti arrivino docenti nuovi, che non è scontato riusciranno a garantire il mantenimento della qualità dell’offerta formativa. Dopodiché, è assurdo che per salvare una scuola cremonese, lo Stradivari, ancora una volta si vengano a chiedere sacrifici agli istituti cremaschi”.

In questi giorni – come proposto dall’assessore Galmozzi – sindaci e dirigenti scolastici redigeranno un documento ufficiale in cui motiveranno, per mezzo di numeri e statistiche, la richiesta di scorporare le sedi degli istituti nei due ambiti scolastici territoriali. Azioni aggiuntive, così come le ha indicate il dirigente Ernesto Abbà (IIS Sraffa), sarebbero “il ricorso d’urgenza al Tar e l’indizione di un referendum in cui Crema chiede ai suoi cittadini se voglia o meno separarsi da Cremona”. I tempi rimangono stretti, per via dell’iter che Vezzini ha voluto imporre alla questione. Ma, a proposito di tempistiche, chiarimento fondamentale è arrivato da Celestino Cremonesi, dirigente dell’IIS Racchetti: “l’accorpamento è un’urgenza di Vezzini perché lo è anche del Comune di Cremona, che vuole salvare il liceo musicale Stradivari”.

Basilio Monaci, docente e anima dello Stanga, ha inoltre rilevato come il problema di merito abbia valicato i muri delle istituzioni politiche e abbia pervaso anche le aule scolastiche: “mai prima del 5 aprile, quando ormai i giochi erano fatti, è stata chiesta l’opinione dei nostri docenti cremaschi. Lo stesso sindacato di categoria è venuto a conoscenza della nostra contrarietà solo il 26 maggio”. Ad oggi, quel che è certo è che la battaglia non avrà vita breve. “Noi, come Apc Marazzi – ha chiosato Gianpietro Bonizzoni – siamo gli unici ad esserci espressi in collegio docenti sulla necessità di mantenere ciascuno tutto nel proprio ambito territoriale. E questo non tanto perché ciò provocherebbe disagi ai docenti cremaschi, ma perché avrebbe gravi ripercussioni sulla gestione, sull’efficienza e sull’insegnamento di tutti quanti, cremonesi inclusi”.

Stefano Zaninelli

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