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Dipendente contro Comune,
ma il giudice accoglie le
ragioni dell'amministrazione

Ci sono sviluppi nell’annoso braccio di ferro tra Maria Grazia Salvi, dipendente del Comune, e l’amministrazione cremasca, accusata di mobbing nei suoi confronti. Nel 2015, la Salvi, tornata a lavorare dopo una malattia e una sospensione disciplinare di 20 giorni, si era vista trasferire dagli uffici comunali ad un magazzino dove la donna aveva sostenuto di aver trovato solo scatoloni nel corridoio e nessun lavoro da svolgere. Per di più, come aveva fatto sapere all’epoca la difesa, la Salvi appartiene alle categorie protette e deve lavorare in un ambiente che non danneggi la sua già incerta salute. La signora si era rifiutata di andare a lavorare nel magazzino e per questo aveva subito una sospensione di 20 giorni. In queste ore, però, il giudice del lavoro del tribunale di Cremona Giulia Di Marco ha accolto le argomentazioni formulate dall’avvocato Antonio Gravallese, che segue gli interessi dell’amministrazione, revocando il provvedimento emesso il 29 gennaio del 2015 con il quale aveva sospeso il trasferimento della dipendente. La decisione, come ha fatto sapere la difesa del Comune, si fonda sui risultati di una relazione del 12 aprile del 2016 del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro redatta all’esito di un sopralluogo effettuato presso l’ufficio comunale dove ha sede la nuova postazione di lavoro della Salvi. Dai risultati, dai quale è emerso che “l’ufficio soddisfa tutte le prescrizioni dettate dalla commissione medica”, sono stati esclusi pericoli o pregiudizi per la salute della dipendente. Da parte sua, l’amministrazione, tramite il suo legale, ha fatto sapere che all’epoca lo spostamento della Salvi era stato deciso “per mere esigenze organizzative”. Il Comune aveva “distaccato la dipendente a svolgere una delle mansioni rientranti nel proprio inquadramento in altra sede territoriale dell’ente”, ambiente nel quale sussistono tutti i requisiti di pulizia e salubrità.

Sara Pizzorni

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