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Profughi, la proposta dei
comuni: numeri ridotti
e mediazione di Caritas

Non ci stanno a subire l’ emergenza profughi senza  poterla gestire. No ad accordi diretti tra Prefettura e privati  che escludano i sindaci dei territori interessati  all’ accoglienza dei profughi. I sindaci cremaschi chiedono  di essere coinvolti e informati.
E’ questo lo spirito con cui è stato presentato stamane, in Prefettura a  Cremona , un protocollo di intesa tra i vari comuni del territorio cremasco per  la gestione  dei profughi all’ interno del distretto.
Presente Stefania Bonaldi, sindaco di Crema, ente capofila, l’ assessore al Welfare e presidente di Comunità Sociale Cremasca Maria Beretta, il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, l’assessore alla Vivibilità Sociale Rosita Viola, l’assessore alla Città Vivibile Barbara Manfredini e i rappresentanti della Caritas di Crema e Cremona. Accolti dal prefetto Paola Picciafuochi, forze dell’ordine e il capo di Gabinetto Beaumont  Bortone.
La richiesta, quella di rispettare le esigenze del territorio cremasco che non è contrario all’accoglienza dei profughi, tuttavia ritiene utile mettere alcuni paletti per  poterla gestire senza creare  tensioni sociali, come nel caso del Comune  di Chieve.  Tra i paletti: un numero ridotto di profughi che si attesti a 2 per ogni 1.000 abitanti (quindi un massimo di 300 in tutto il territorio  cremasco) e la necessaria mediazione della Caritas al fine di poterli meglio integrare.
“Il numero che abbiamo individuato a livello di distretto territoriale – dichiara Angela Maria Beretta, presidente di Comunità Sociale Cremasca e assessore al Welfare del Comune di Crema – verrà raggiunto con gradualità. In questo la Caritas diocesana  svolgerà un ruolo fondamentale perché sarà Caritas a verificare la disponibilità dei privati, a concordare con i sindaci e i parroci dei paesi l’opportunità di un numero di profughi condiviso, a gestire, su tutto il territorio, un modello unico di accoglienza. Questo comporta, per i privati che intendessero mettere a disposizione l‘alloggio, accettare 200 euro al mese di affitto per profugo. Tutto il resto, vitto, spese di sostegno, cura, abbigliamento, viene demandato a Caritas. Così si evitano speculazioni da parte dei privati”.
La Prefettura, che ha l’ obbligo di trovare posti disponibili all’accoglienza dei profughi, non ha dato oggi risposta in merito a questa ipotesi di gestione e di accordo territoriale, tuttavia ha dichiarato   la propria disponibilità a valutare la proposta  dei sindaci cremaschi.

Sabrina Grilli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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