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“Tribunale? A settembre chiude”,
il capolista della Lega Nord,
Fava spegne le speranze

Nella foto, Fava, Bossi, Comaroli, Simonetta, Lena e Soccini

“Il tribunale di Crema? Non ci sono più speranze”. Ad affermarlo il mantovano, Gianni Fava, candidato capolista alla Camera per il collegio Lombardia 3 per la Lega Nord. “Non è più possibile tornare indietro, è un processo irreversibile. La scelta – ha proseguito – è stata presa, le risorse allocate in altri ambiti e il personale, giudici e magistrati destinati ad altre sedi. A settembre si chiude e non si può riaprire un ente già di fatto chiuso. Potrei – ha sottolineato – dire che ci batteremo che faremo una battaglia di retroguardia per rivedere il provvedimento ma non voglio raccontare di tutto perchè siamo in campagna elettorale. Noi questo provvedimento non lo abbiamo votato, ora non so quanti invece potranno ancora credere alle promesse di Luciano Pizzetti“.

In questi ultimi giorni di campagna elettorale si susseguono gli incontri con i candidati dei vari schiaramenti. Oggi è stata la volta dell’onorevole Fava, imprenditore e già presidente della commissione  parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della  pirateria in campo commerciale, che ha incontrato le categorie economiche del territorio cremasco e cremonese. Con lui i candidati per la Regione Lombardia, Bernadette Bossi, Antonella Simonetta e Federico Lena oltre all’onorevole soncinese, Silvana Comaroli, candidata per il Senato.  Con loro anche l’assessore provinciale, Matteo Soccini. I rappresentanti del Carroccio hanno ribadito a turno l’importanza del lavoro. Questa la priorità messa sul campo da tutti i candidati: il rilancio del mercato, l’accesso al credito per le piccole e medie imprese sul nostro territorio. E la richiesta: votare Maroni per far ripartire la Lombardia. “Il centrosinistra mette tra le priorità il voto agli immigrati e i diritti delle coppie omosessuali. Temi che saranno da affrontare, ma che non sono priorità. Prima il lavoro e le risorse”, ha detto Fava.

Non ha mancato di ricordare lo scandalo Monte Paschi, ribadendo che nel 2008 fu l’unico a non votare l’accorpamento della banca senese con quella agricola mantovana e quella Toscana, “perchè prevedevo quello che sarebbe successo. E mi dispiace ora dover dire che avevo ragione”, ha detto chiudendo con un altro cavallo di battaglia della Lega Nord: la macroregione.

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