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Alla scoperta della “Scuola Buranella”
in esclusiva le opere dei pittori cremaschi
che hanno lavorato nella laguna veneta

– Nella foto l’assessore alla cultura Paolo Mariani, il pittore e curatore della mostra Gil Macchi e la famiglia Barbaro proprietaria del ristorante buranese “Da Romano”


Impressioni rubate a una Burano sospesa nel tempo e racchiuse in cornice. L’intramontabile fascino della laguna da secoli richiama artisti da tutto il mondo, tra loro anche pennelli cremaschi, le cui opere sono state eccezionalmente riunite in un’unica esposizione dedicata ai fondatori della “Scuola buranella”. “Questa mostra segue il fil rouge che da sempre unisce Crema  a Venezia per storia e cultura” commenta l’assessore Paolo Mariani; un legame profondo e mai dissolto, che ha portato i più famosi pittori cremaschi a visitare la Serenissima e innamorarsi di riflessi e colori rubati alla laguna e fissati sulla tela.

LA “SCUOLA” BURANELLA

Come gli impressionisti parigini, i pittori buranelli hanno avuto il coraggio di abbandonare  lo stile accademico della Venezia di fine Ottocento per recuperare un’atmosfera più intima, gioiosa e delicata, sempre velata da una dolce malinconia. I soggetti sono pescatori, merlettaie, imbarcazioni ormeggiate al molo o vedute lagunari colorate dalle diverse fasi del giorno. “La chiamano scuola, ma non c’è nulla di più scolastico” commenta la curatrice del catalogo Silvia Merico “I pittori che ne fanno parte non sono accomunati da uno stile “A burano, lontano dalla gente, hanno ritrovato l’atmosfera lagunare con al stessa umidità e gli stessi colori di Venezia, ma con una straordinaria libertà espressiva”. Figli d’autore e artisti cremaschi hanno collaborato alla realizzazione della mostra appoggiata anche da Carlo Fayer, amico recentemente scomparso.

LA TRATTORIA-PINACOTECA

“Da Romano”, è lì che dalla fine dell’Ottocento in poi gli artisti di tutto il mondo si ritrovavano per concedersi un piatto di buon risotto e scambiare qualche idea. Nomi come come Hemingway, Pirandello, Mirò, Chaplin, Fellini hanno lasciato un segno del proprio passaggio, dediche e bozzetti scribacchiati con simpatia in ben 24 volumi ora accuratamente custoditi dai gestori del locale. In cambio dell’ospitalità offerta dai ristoratori tra i pittori era consuetudine donare quadri e bozzetti, che trasformavano le pareti delle trattorie in vere e proprie galleria d’arte. La famiglia Barbaro, proprietaria della trattoria, possiede ben 450 opere donate dagli artisti che hanno seduto alla loro tavola; tra queste ci sono anche le tele dei “ribelli” cremaschi donate all’amico Orazio Barbaro, che fino al 9 aprile rimarranno esposte o presso la saletta Agello del Museo Civico di Crema.

L’EREDITA’

Dal 1910 in poi gli artisti cremaschi hanno popolato le rive e le variopinte calli di Burano per rubare attimi en plein air dalla piccola isola lagunare; dopo l’interruzione dovuta ai conflitti mondiali la vita artistica ha ripreso a fiorire, e i primi “buranelli” hanno lasciato il posto alle generazioni seguenti. Gil macchi è uno degli ultimi testimoni, “mezzo buranello” e pittore e curatore della mostra; a lui va l’augurio di esser depositario e testimone, augurio che il pittore accoglie con un divertito“sperémo!” in dialetto veneto.

Lidia Gallanti

 

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