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I formaggi della Casearia alla Coop
Si lavora per attivare la fornitura
Alquati: “Bene il dialogo con il territorio”

Il percorso che dovrebbe portare le produzioni realizzate presso la Scuola Casearia di Pandino, nei punti vendita della Coop, questa settimana si arricchisce di un altro passo in avanti.
Infatti, ha visitato il caseificio didattico pandinese, Giuseppe Glorioso, della CR&S, società esterna alla Coop, che si occupa di verificare dal punto di vista del controllo dei processi di produzione e della qualità dei prodotti, tutto ciò che poi compare presso i punti vendita Coop.
“La visita a Pandino è consistita nel visionare il processo produttivo, prelevare dei campioni di prodotto sui quali operare analisi chimiche e microbiologiche – dice Glorioso – al fine di emettere un rapporto di prova che poi servirà a dare il via libera alla fornitura”.
Una volta ottenuto il responso positivo da parte dei tecnici si procederà a definire nel dettaglio la fornitura, che secondo i propositi della scuola dovrebbe riguardare per la fase iniziale, il punto vendita di Crema.

SI PARTE DA CREMA

“Dovremmo partire con Crema – dice il direttore Andrea Alquati – considerato che noi siamo una scuola e quindi non abbiamo la possibilità nel breve periodo di definire il trasporto dei prodotti per percorsi più lunghi. Tuttavia, questo è un punto che verrà affrontato successivamente”.
I formaggi per i quali la Coop ha dimostrato interesse sono il Fontal e la Canestrella, formaggi già stagionati e da destinare al banco gastronomia assistita.
In particolare, il Fontal è un formaggio dolce e pressato, che si adatta bene a numerose ricette della cucina italiana. Nel corso della visita, il referente della Coop ha voluto conoscere i quantitativi di latte lavorato a settimana (circa 100 quintali), la sua provenienza, la metodologia di pastorizzazione, le analisi microbiologiche che si effettuano in sede, oltre alle caratteristiche dei due formaggi indicati in precedenza.
“Produrre formaggio in un caseificio didattico statale non è semplice – dice Alquati – perché questo lavoro richiede disponibilità e flessibilità che vanno oltre il normale orario di lavoro”.

i. g.

 

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