Cronaca

Tentata violenza privata: condannato il sindaco di Madignano Piero Guardavilla

"Le ossa dure si possono squagliare nell'acido": è la frase che l'imputato aveva detto a Tacca, presidente della polisportiva. Il pm aveva chiesto l'assoluzione

Da sinistra, Tacca e il sindaco
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Il pm aveva chiesto l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste”, ma il giudice non è stato dello stesso avviso, ed ha condannato ad otto mesi il sindaco di Madignano Piero Guardavilla, 77 anni, processato con il rito abbreviato per l’accusa di tentata violenza privata. L’imputato era assistito dall’avvocato Mario Palmieri.

A querelare il sindaco, entrato in carica nel giugno del 2024, era stato Erminio Tacca, presidente della Polisportiva Bees ConCuore, la Polisportiva che gestisce il centro sportivo comunale Foscarino Foschi in via Dante Alighieri.

Tacca era parte civile attraverso l’avvocato Giovanni De Stefano e dovrà essere risarcito con la somma di 1.466 euro.

La vicenda riguardava la gestione del centro sportivo comunale e la volontà del sindaco, che aveva parlato di “inadempienze in ordine alla sua gestione”, di estromettere Tacca dal suo ruolo. Il Comune aveva deciso di procedere con la revoca e la Polisportiva ha impugnato il provvedimento al Tar.

Tacca, che ancora oggi gestisce il centro, “è stato minacciato affinchè lasciasse“, aveva detto l’avvocato De Stefano nella sua arringa, al termine della quale, diversamente dal pm, aveva chiesto la condanna del sindaco.

Il legale di parte civile aveva parlato di due incontri tra il primo cittadino e Tacca, durante i quali quest’ultimo aveva registrato le conversazioni. “Continuando così avrai solo dei grandi problemi“, gli aveva detto Guardavilla. “Io sono qui per darti un’opportunità, prima o poi devi mettere giù la chiave“.

“Affermazioni gravi“, secondo De Stefano, “che miravano a fare abbandonare il centro a Tacca”. E poi la frase: “Tu vuoi fare l’osso duro, ma le ossa dure si possono anche squagliare nell’acido”. Affermazioni, secondo l’avvocato di parte civile, “che sanno di mafia“.

“Forse al Sud, ma non certo qui da noi“, aveva replicato l’avvocato difensore, che aveva invitato a considerare quella frase “in un significato iperbolico“, ovvero esagerato. “Anzi”, aveva aggiunto il legale. “Il mio assistito aveva chiarito di non avere alcuna intenzione di litigare, ma di trovare una soluzione“.

“È stata fatta giustizia“, ha commentato l’avvocato De Stefano dopo la sentenza. “Nel senso che è emerso che quanto denunciato dal Tacca corrisponde alla verità. Le condotte contestate sono state ritenute penalmente rilevanti dal giudice di primo grado. La condanna riguarda diverse condotte di minaccia, non soltanto quella più grave, relativa alle parole sull’acido, ma anche altri episodi che abbiamo documentato in aula attraverso registrazioni mai contestate quanto alla loro autenticità o veridicità. A mio avviso, l’aspetto più grave è che queste condotte si siano verificate all’interno di una situazione più ampia, non limitata a un rapporto tra due privati.

La controparte potrebbe presentare appello, ed è un suo diritto. In quel caso ci difenderemo anche nel secondo grado di giudizio, davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Quanto alle possibili dimissioni del sindaco, sono valutazioni che spettano a lui. Potrebbero esserci ragioni di opportunità, considerando che si tratta di una condanna in primo grado per condotte da lui poste in essere. Su questo, però, bisogna chiedere direttamente al sindaco. Non è una situazione cristallina. Resta fermo il principio costituzionale della presunzione di innocenza, che vale per tutti e non soltanto per il sindaco”.

“C’è soddisfazione”, ha concluso il legale, “perché il Tribunale ha dato ragione a Tacca. E se mi è consentita una battuta, nelle scorse settimane ho letto alcuni articoli con titoli secondo cui ‘la Procura sta dalla parte del sindaco’. Ecco, il Tribunale è stato dalla parte di Tacca”.

Sara Pizzorni e Riccardo Lionetto

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