Cronaca

L’Ironman di Gian Marco Tironi al Panathlon Crema: le sue imprese a 76 anni

Bici, corsa, nuoto, con tempi straordinari, a 76 anni: il triatleta cremasco si è raccontato davanti ai soci del club presieduto da Massimiliano Aschedamini

Tironi con Aschedamini
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Lo sport in tutte le sue accezioni è argomento principale, tanto da identificare l’essenza stessa del Panathlon Club, e l’altra sera, alla conviviale del Panathlon Crema nel racconto del cremasco classe 1950, Gian Marco Tironi, addirittura ben tre discipline insieme, nuoto, bici, corsa. Un palmares lunghissimo quello di Tironi, impreziosito dal mondiale di Triathlon Lungo a Belfort nel 2013, e l’Ironman nel 2016 a Kailua-Kona, nelle Hawaii, nella categoria M65, e nel settembre 2025, nella categoria M75 (75-79 anni), chiudendo la gara in 13 ore, 35 minuti e 24 secondi, tanto da valergli la standing ovation nel corso della cerimonia di premiazione.

Ma di cosa si tratta? Triathlon e Ironman sono competizioni dalle distanze identiche, 3,8 km a nuoto, 180 km in bicicletta e infine, la maratona, 42,2 km. Si tratta di manifestazioni organizzate dalle federazioni internazionali riconosciute dal CIO, per il triathlon lungo, mentre l’Ironman invece è un marchio registrato e identifica la competizione gestita da un gruppo commerciale. Ma Gian Marco Tironi non comincia subito, anzi: i primi passi nello sport a 21 anni, quando a causa dei postumi di un incidente sul lavoro (recisione tendine d’Achille) si rende necessario un periodo di riabilitazione: “Siccome sono da sempre un autodidatta ho cominciato a far da me”. Dopo la corsa è arrivata la bici: “Andavo alle scuole serali all’Itis di Lodi, e l’amico Gian Carlo Ceruti (l’indimenticato presidente di Federciclismo, nativo di Pianengo ndr), mi invita ad andare con lui la domenica mattina a fare le corse. Ci sono andato e ho preso gusto – racconta Tironi – poi in quel periodo era nato il GTA a Crema (Gruppo Turistico Amicizia, storica realtà podistica cittadina molto attiva negli anni settanta ndr) e con quell’incentivo la domenica dedicata alle corse era sacra”.

Pochi anni dopo altro incontro, quello con il compianto Piero Bernasconi, icona del triathlon cremasco: “Vedo che ha un numero sulla gamba e scopro che faceva triathlon, mi dice, vieni con me in piscina, tanto a galla ci sai stare. Così dopo il mio record sulla maratona, a Firenze, con un tempo di in 2 ore 39 minuti e 48 secondi – dice Tironi – mi rendo conto che non sarei più riuscito a migliorarlo e mi avvio al triathlon”. Colleziona successi in Italia e nel 2013 vince il mondiale: “Ma il top qual è? Andare alle Hawaii a fare l’Ironman, ci vado nel 2009 e poi nel 2016 vinco – continua il suo racconto Tironi – finisco la prova di nuoto e ne avevo davanti 15, dopo la frazione in bici ne ho davanti 7, ci credo e vado a vincere”.

Nel 2021 la vittoria dell’europeo, due anni dopo, a Roth, cittadina della Baviera, il Challenge Roth, la gara più importante del triathlon lungo, stabilendo il record della corsa per la sua categoria, al termine di un’impresa leggendaria visto le vicissitudini delle settimane precedenti, tra infortuni e incidenti. E così si arriva ai successi più recenti, nel 2025 a Nizza, preceduto da un doppio infortunio, il primo a seguito di un incidente con una bici elettrica nel corso di un allenamento, con clavicola e costola fuori uso e altre fratture al volto.

Ma non solo: quando stava per riprendere a correre, altro incidente, questa volta causato da un monopattino, con trauma cranico”. Nelle sue parole spazio agli allenamenti, allo yoga, all’importanza di crescere tecnicamente: “Io sono sempre stato un autodidatta, ma si fanno tanti errori, serve molta tecnica”. Parla anche dei costi perché, “il triathlon è uno sport costoso, per fare l’ Ironman servono per l’iscrizione alle gare circa 800 euro, per il mondiale. in media 1500 euro oltre le spese”. Non esita quando chiarisce che “il triathlon aiuta il fisico a sviluppare tutto il corpo” e quando si fa riferimento all’età, evidenzia che “niente è precluso”, rivolgendosi al presidente Panathlon Massimiliano Aschedamini, anch’egli ancora molto attivo professionalmente. “Quando si vuole qualcosa bisogna andare e ci si arriva, questo è il messaggio, nella vita non conta l’età, niente è precluso. Ho superato infortuni e incidenti, senza mia moglie Elisabetta non avrei fatto niente – conclude il campione cremasco – ma ne è valsa la pena”.

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