Economia

Bressan (Lega): “Se torna il nucleare, la provincia di Cremona valuti l’opportunità”

Il vicesindaco di Offanengo apre a nuove prospettive per l'approvvigionamento energetico: "Sicurezza, tecnologia utilizzata, sostenibilità, localizzazione, rapporto con le comunità e ricadute economiche dovranno essere valutati con il massimo rigore"

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«Se l’Italia torna a investire seriamente nel nucleare, la provincia di Cremona deve essere pronta a valutare questa opportunità. Senza pregiudizi e senza paure ideologiche».

A intervenire sul dibattito relativo al ritorno dell’energia nucleare in Italia è Daniel Bressan, vicesindaco di Offanengo ed esponente della Lega, che invita ad aprire anche a livello provinciale una riflessione sulle prospettive offerte dalle nuove tecnologie nucleari.

Già lo scorso anno uno studio di Gauss Fusion (riportato da Il Giornale) azienda greentech europea fondata nel 2022 per costruire la prima centrale a energia da fusione su scala commerciale del continente, che vede una partecipazione di diversi soggetti anche italiani, aveva individuato lungo l’asse del fiume Po tra Milano, Cremona e Venezia un corridoio strategico che unisce forte densità industriale, adeguata capacità di rete e la presenza di infrastrutture energetiche già consolidate. In questo contesto, la provincia di Cremona era emersa come favorevole grazie alla prossimità a rilevanti stazioni elettriche ad alta tensione. I nomi precisi delle località individuate non erano stati resi ma le province interessate, oltre a Cremona, sono Milano, Venezia, Udine, Verona, Torino, Pisa, Ravenna , Grosseto, Pescara, Roma.

«Diciamolo subito con chiarezza – afferma Bressan -. Non esiste oggi una centrale decisa per la provincia di Cremona e non esiste una localizzazione già stabilita. Ma proprio per questo credo sia il momento giusto per discutere seriamente di ciò che vorremmo fare se, in futuro, questa possibilità diventasse concreta».

Per Bressan il punto riguarda soprattutto la politica energetica e industriale dei prossimi decenni.

«A mio giudizio l’Italia ha già commesso un grave errore negli anni ’80, quando ha scelto di abbandonare il nucleare. Non possiamo affrontare le sfide energetiche dei prossimi trent’anni con le paure e i pregiudizi di quarant’anni fa. Oggi abbiamo contemporaneamente la responsabilità della decarbonizzazione e quella di costruire una maggiore autonomia energetica nazionale».

Secondo Bressan, infatti, il dibattito non può essere ridotto alla semplice contrapposizione tra favorevoli e contrari alla costruzione di una centrale.

«Vogliamo ridurre le emissioni, elettrificare sempre più consumi e processi produttivi, sostenere industrie energivore e contemporaneamente ridurre la dipendenza energetica dall’estero. E dobbiamo guardare anche a quello che sta accadendo con l’intelligenza artificiale e con la crescita dei data center: la rivoluzione digitale richiederà quantità sempre maggiori di energia elettrica, disponibile in maniera continua e affidabile. La capacità di garantirla sarà anche uno dei fattori che determineranno la competitività dei territori e la loro capacità di attrarre nuovi investimenti.

Non possiamo pensare di competere nella corsa all’intelligenza artificiale, nella digitalizzazione e nell’industria del futuro senza porci contemporaneamente il problema di dove arriverà l’energia necessaria ad alimentarle. Il nucleare può rappresentare una componente di questo percorso, insieme alle altre fonti a basse emissioni».

Una prospettiva che, secondo il vicesindaco di Offanengo, avrebbe anche una dimensione territoriale.

«La provincia di Cremona possiede una forte vocazione produttiva, industriale e agroalimentare. Disporre di un sistema energetico affidabile e competitivo significa parlare direttamente del futuro delle nostre imprese, della capacità di attrarre investimenti e dell’occupazione. E significa prepararci oggi alle trasformazioni tecnologiche ed energetiche dei prossimi decenni».

Bressan richiama inoltre le possibili applicazioni delle nuove tecnologie nucleari oltre alla sola produzione di elettricità: «Alcune tecnologie consentono di ragionare anche sulla disponibilità di calore utilizzabile per processi industriali e, laddove le condizioni tecniche lo permettano, per applicazioni civili. Sono possibilità che meritano di essere studiate, non slogan da accettare o respingere a priori».

Resta centrale, precisa Bressan, la valutazione delle condizioni di qualsiasi eventuale progetto.

«Sicurezza, tecnologia utilizzata, sostenibilità, localizzazione, rapporto con le comunità e ricadute economiche dovranno essere valutati con il massimo rigore. Essere favorevoli al nucleare non significa accettare qualsiasi progetto: significa essere disponibili a valutarlo sulla base dei dati e dell’interesse del territorio».

Da qui l’invito conclusivo:

«Se nei prossimi anni si aprirà concretamente la partita del nuovo nucleare italiano, credo che la provincia di Cremona debba sedersi al tavolo e valutare l’opportunità, non chiamarsi fuori preventivamente.

Abbiamo una responsabilità verso le prossime generazioni: costruire un Paese capace di produrre energia a basse emissioni, mantenere competitiva la propria industria, affrontare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e ridurre la propria dipendenza energetica dall’estero. Il futuro dell’energia non si costruisce con i pregiudizi del passato», conclude Bressan.

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